I baobab li ha visti davvero in Africa, dove ha trascorso alcuni anni della sua vita. Oggi è di altri baobab che racconta: quelli che crescono sul pianeta del Piccolo Principe del romanzo di Antoine de Saint-Exupéry. L’incontro con questo libro, racconta don Matteo Vivabene, prete a Manfredonia, gli ha davvero cambiato la vita. Al punto di decidere di andare nelle scuole a parlarne ai bambini e ai ragazzi, ma anche e soprattutto ai genitori e agli adulti.

“Casualmente sono venuto a conoscenza di questo film – spiega – l’ho visto e ho pianto. Sapete perché don Matteo ha pianto? Perché ha riconosciuto il ‘fallimento’ della sua vita di adulto: questa è stata la mia chiave di lettura, tre quarti d’ora di pianto. Da lì è successo qualcosa. Ho visto il film 14 volte e ho letto il libro 5 volte.”

“Quante cose impareremmo dai bambini…” – prosegue – “Il problema vero non è diventare grandi, ma è dimenticare di essere stati bambini. I grandi hanno scordato di essere stati bambini, hanno dimenticato l’immaginazione, lo stupore, la meraviglia; fanno le cose perché le devono fare, non perché dà gioia o ha un significato. E sono anche risoluti nelle proprie posizioni: si fa così perché così ci insegna la vita. Ma chi l’ha detto! I grandi vivono le cose del mondo guardandole soprattutto da un punto di vista economico. I piccoli no.”

Il discorso, animato dalle domande poste dai bambini, prosegue sul tema educativo:

“I genitori, proprio per il bene che vogliono ai bambini, pensano soprattutto a lavorare, perché vorrebbero dare loro il massimo. E che cosa si perdono? Il tempo dell’amicizia, il tempo di vederli crescere, di farsi una passeggiata insieme, di portarli a vedere gli animali, i fiori. E, pensate, lo fanno per il bene, ma è un modo di voler bene che va rivisto!”

Uno dei personaggi del libro, l’uomo d’affari, incarna quell’atteggiamento tipico degli adulti fondato esclusivamente sull’interesse economico, che non lascia spazio al sogno e alla bellezza. Il personaggio del libro contava le stelle perché, contandole, gli sembrava di possederle e, così, di diventare ricco; in fondo le odiava, non le aveva mai guardate per la loro bellezza. Non aveva mai sentito il profumo di un fiore, né voluto bene a qualcuno. Il Piccolo Principe lo descrive come “un fungo”, non un uomo.

Poi, la grande lezione sull’amore e sull’amicizia, quella più celebre offerta dal libro: la responsabilità, il tempo dedicato all’amico o alla persona amata, l’‘addomesticare’, che è creare dei legami che possono andare oltre la natura, l’unicità delle amicizie. La volpe, che incarna la sapienza, è colei che spiegherà al Piccolo Principe perché la sua rosa è unica anche se al mondo ne esistono molte altre uguali, e perché esserne responsabile anche se la trova ‘vuota’, vanitosa: ciò che egli ha fatto per la sua rosa – innaffiarla, ripararla dal vento, proteggerla dal freddo – l’ha resa così speciale. Perché, come conclude il film, “Le stelle sono belle per via di un fiore che non si vede”.

1 commento

  1. Caro Don Matteo,
    tutti noi adulti, chi più chi meno, abbiamo qualcosa da rimproverarci, dei rimpianti o, addirittura, dei sensi di colpa. Tuttavia, non ci dobbiamo sentire dei falliti ma fare ammenda degli errori commessi. E, mi pare, è quello che lei sta facendo improntando la sua vita, più di prima, ad amare come nostro Signore ci ha insegnato. Come lei sa benissimo, una vita che non si fonda sull’amore è una vita spenta, inutile, vuota e soprattutto sprecata. Mi permetta adesso di ricordare quello che Gesù ha detto sui bambini che le stanno molto a cuore:
    In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Mt 18,1-11.
    Cordialità

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