Lourdes

Una donna, un viaggio alla ricerca di sé in treno da Orvieto a Lourdes. Foto: http://www.kilowattfestival.it/

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Maria ha un dolore che non sa affrontare: la scomparsa  prematura di suo padre. Non riesce a spiegarsi perché Dio abbia permesso che accadesse quell’incidente che glielo ha portato via. Cercherà una risposta al suo perché in un viaggio da Orvieto a Lourdes, come dama di carità, per conoscere da vicino il dolore “vero”, quello dei malati, dei sofferenti nel corpo, e cercare di dare, così, senso al proprio. Per scoprire, alla fine, di essere lei stessa la più malata, la più sofferente, la più piccola. Tutto ciò passando per l’ignoranza e la presunzione delle anziane che accompagna, con il loro bagaglio di pretese e di impertinenza, tormentate dall’elastico delle mutande e dai pettegolezzi. Un viaggio che sulle prime appare paradossale e ridicolo, quasi insopportabile per Maria, condito da cattivi odori e biascicanti rosari, a cui lei non riesce a dare senso, e resta quasi osservatrice impassibile, non familiare, non sorella tra fratelli cristiani, ma semplice volontaria, talvolta disgustata, incartata in un’uniforme castigata non sua, alla ricerca di parentesi di relax per accendersi un sigaretta: è una donna che cerca se stessa, che non si sente amata, che spera in un momento speciale per diventare protagonista della propria vita. Il suo incontro avverrà mentre, chiusa nella grotta, sola tra estranei, seminuda, capirà il senso del dolore e del viaggio.

Descritto come un “mistero buffo contemporaneo”, lo spettacolo sposa la comicità data dal senso del grottesco nell’interpretazione di Andrea Cosentino, con il tema, introspettivo e denso, della ricerca di sé e del senso della vita, ma anche della comprensione del dolore. Le musiche, originali, eseguite dal vivo dalla bravissima Danila Massimi, offrono pause di respiro e di lirismo al racconto serrato, divertente e incalzante.

Lo spettacolo, prodotto da CapoTrave/Kilowatt e Pierfrancesco Pisani/Infinito s.r.l. con il sostegno della Regione Toscana, del MIBACT e di Federgat/I Teatri del Sacro, è tratto dall’omonimo libro, autobiografico, di Rosa Matteucci (Adelphi, 1998), con adattamento e regia di Luca Ricci.

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