Roma – Il “Rapporto 2015 sulla qualità dello sviluppo in Italia” realizzato da Tecnè e dalla Fondazione Di Vittorio ha l’obiettivo -senza alcuna pretesa di esaustività – di misurare lo stato di salute del Paese da uno specifico punto di vista: quello delle disuguaglianze territoriali. La scelta della scala (cioè del sistema di indicatori) e del metodo di calcolo degli indici (basato sulla differenza delle diverse aree del paese rispetto alla media nazionale) è funzionale proprio a evidenziare le eccellenze e misurare le distanze tra i vari territori. Nel complesso sono stati utilizzati 87 indicatori di base, raggruppati in 10 macro-aree di analisi per valutare la qualità dello sviluppo (vedi appendice metodologica). Da questa analisi risulta che, l’indice complessivo della qualità dello sviluppo, utilizzando come base di confronto la media nazionale (indice base Italia = 100), colloca il nord-est al primo posto con 111 punti, seguito dal nord-ovest (107), dal centro (103), mentre il sud e le isole si fermano molto più in basso, con l’indice a 87 punti.

E’ quindi un Paese spaccato in due – e che procede a due velocità – quello che emerge dal “Rapporto 2015 sulla qualità dello sviluppo in Italia”, con grandi e profonde differenze tra nord e mezzogiorno in ciascuna delle aree analizzate. Per quanto riguarda la soddisfazione sulla qualità della vita, che rappresenta almeno dal punto di vista della percezione che gli individui hanno della propria condizione e del territorio che abitano, uno dei principali termometri sullo stato di salute del Paese, l’andamento negli ultimi dieci anni è particolarmente significativo per comprendere, quando e quanto la crisi economica abbia avuto impatto sulla vita delle persone. La differenza tra il 2005 e il 2015 è molto grande e risente particolarmente della seconda fase della crisi. Fatto 100 la media nazionale nel 2015, questo specifico indicatore si colloca 22 punti sotto il livello del 2005, segnando il valore più basso negli ultimi dieci anni.

In sintesi il Rapporto evidenzia come all’Italia serve un salto di qualità che vada non solo nella direzione di un recupero di fiducia ma soprattutto in un grande progetto che punti a colmare i gravi ritardi tra nord e mezzogiorno presenti in ognuna delle 10 macro aree di analisi. E’ inimmaginabile pensare di recuperare il terreno perduto in questi anni se permangono differenze così forti nelle varie aree del Paese, differenze che si riflettono inevitabilmente nella velocità di risalita e che espongono a crisi cicliche e a un progressivo degrado economico delle aree più povere.

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