Foggia. Pittore, scultore, illustratore, sono varie le fonti di ispirazione di Pino Procopio, il maestro nato in Calabria che vive in Abruzzo e che ha deciso di diventare “allievo” dei bambini della scuola materna. Con specifici progetti, legge il tratto colorato e sintetico di quell’infanzia immediata e ingenua per ricrearne le forme, sicché le sue opere si caricano cromaticamente e assumono l’aspetto che vediamo. “Ho cominciato con il colore unico e con il bianco e nero, dopo 40 anni ho cambiato stile, ne ho assunto uno deciso, quasi non ci credevo”. Fra Calvino e Rodari, fra le favole di Esopo e il mito greco, bellezze da giudizio di Paride o barbari alla Polifemo beffati da Ulisse, Procopio ha festeggiato con queste tele i 20 anni della galleria di Giuseppe Benvenuto a Foggia. Ci sono le stelle da scrutare nei suoi quadri, gli animali che si stagliano dalla tele, la sensualità femminile di donne e di dee, le navi, le corone, i re e le regine, lo slancio verso il cielo.

Le mostre da Foggia in tutta Italia
“Ho scelto il sogno, l’invisibile – dice il gallerista d’arte- perché dopo tanto tempo avevo il desiderio di tornare all’immaginazione. Questo è il mio lavoro, un’attività commerciale in cui guardi l’aspetto economico. Cosa mi manca da fare, mi sono detto? Oggi se mi chiedono una mostra su De Chirico la organizzo il giorno dopo, ma volevo che la gente uscisse di qui portandosi dentro l’artista, la piacevolezza del sogno, dell’invisibile”. All’anniversario della galleria, i complimenti del presidente del consiglio comunale Luigi Miranda: “Azione meritoria quella di Benvenuto, senza avere dalle istituzioni l’attenzione che avrebbe meritato”, “Un percorso che nobilita questa città portata a livello nazionale nelle varie esposizioni”, ha aggiunto Michele Vaira, l’avvocato presidente di Aiga. Dal Comune di Sannicandro in Bari, Gianfranco Terzo, assessore all’istruzione e all’urbanistica, esprime il suo plauso e descrive i suoi dipinti preferiti: “L’ironia è la chiave con cui leggere le figure, con gli occhi del bambino che torniamo ad essere quando ci liberiamo dalle sovrastrutture”. E Benvenuto sfugge gli onori: “Per quest’attività rara e di nicchia avevo un obiettivo, darmi l’identità del gallerista d’arte, ecco ho fatto solo questo”.

L’arte e la sua percezione a Foggia
Ma in questi anni com’è cambiata la città?: “Si è fatto moto a livello culturale soprattutto nell’ambito del teatro grazie all’amministrazione comunale, ma a livello pittorico poco o niente, sono scomparsi i caffè letterari, l’arte si vede e si percepisce sempre meno. E’ mancato lo spirito d’iniziativa, la voglia di sensibilizzare il pubblico sull’arte, noi ci siamo difesi alla grande. La mostra di Guttuso, cui questa galleria ha fatto da catalizzatore, è arrivata in tutta Italia ed è stata sostenuta dal comune di Otranto e di San Giovanni Rotondo. La mostra cui sono più legato? La prima organizzata, quella di Jaber, artista iracheno, ma anche quella su Angelo Accardi”. Un giro lungo 20 anni che si rispecchia nella Zobeide di Procopio sul modello di Calvino, che il maestro illustra: “Ognuno in questo quadro si disegna il percorso in base alle gente incontrata e desiderata”.

Sorprendente è il sottotesto di fumetti che ogni tanto vedi scorrere nelle sue opere: “Do corpo ad un pensiero, quando leggi il fumetto ti resta in mente il personaggio. Io mi ispiro a tutti, come Picasso che rubava idee, come Mirò che ci ha messo 80 per diventare un bambino”. Più incline all’elaborazione artistica che alla parole in pubblico, Procopio saluta gli intervenuti: “Se le mie opere piaccio ne sono contento, se non vi piacciono vi chiedo scusa”. Toni vagamente shakespeariani, da sogno.

(A cura di Paola Lucino, Foggia 09.04.2017)

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