Tra i tanti comunicati del dopo referendum in cui risuonano proclami di vittoria, di pericolo sventato, un pizzico di novità presenta quello di Cinque Stelle, che si conclude con un richiamo storico: “… Vi è andata bene. Giulio Cesare per avere tentato di sottrarre potere al senato, si è beccato 23 coltellate. Voi solo un democratico sberleffo”.

Le cose, in verità, non andarono bene per Roma. Dopo la conquista della Gallia, il Senato (controllato da Pompeo) intima a Cesare di lasciare l’esercito e rientrare a Roma da privato cittadino. Il provvedimento è considerato ingiusto e Cesare scende in Italia con circa 5.000 uomini. Al Rubicone (attraversarlo è atto di ostilità) si ferma e poi: “Alea iacta est. Il dado è stato gettato”. Inizia la guerra civile. Lo scontro con Pompeo avviene a Farsalo (Grecia). Cesare vince e impiega un paio d’anni per riportare la pace nelle terre di Roma. Dal Ponto (Turchia) invia al Senato quello straordinario: “veni, vidi vici” (venni, vidi, vinsi). Il più efficace tweet della storia. Roma rimane sbalordita di tanta celerità, abilità, anche clemenza.

E’ eletto dittatore, una carica prevista a Roma. Altri lo furono prima di lui. La recente storia di Roma è fatta di guerre civili, rivolte di schiavi, triumvirati. Una città con un dominio enorme e una struttura di governo vecchia di oltre 500 anni: un senato dei ricchi, due consoli eletti ogni anno, i tribuni della plebe. Cesare pensa a riforme sociali e politiche profonde: distribuzione di terre (espropriando immensi latifondi) ai poveri e ai veterani, opere pubbliche per dare lavoro ai disoccupati, la romanizzazione delle province, allargamento del Senato a tutte le classi sociali… E’ il suo modo di rispondere alla crisi e governare la globalizzazione di allora.

Dittatore democratico” è il titolo di un’ampia biografia di Luciano Canfora. Sa della congiura ed è senza scorta. Gli sarà rimproverata la clemenza, mentre altri (Mario, Silla, Augusto) “testimoniano i vantaggi della crudeltà“. Tra i congiurati ci sono esponenti del suo stesso partito (populares) che temono che lui voglia prendere il potere a vita. Il popolo piange la morte di Cesare, ma anche esponenti del partito aristocratico. Due mesi dopo l’assassinio, Cicerone, suo nemico, scrive: “La gioia per le Idi di Marzo è svanita”.

In seguito solo sventure per Roma: guerre civili devastanti e alla fine emerge il giovane Ottaviano, pronipote di Cesare che si proclama princeps. Il Senato lo chiamerà “Imperator Caesar Augustus”. Un potere assoluto per 44 anni. Successivamente imperatori più o meno degni e un senato ininfluente… E diseguaglianze sociali senza uguali (come quelle del nostro tempo).

(A cura di Paolo Cascavilla, fonte futuri paralleli.it)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here