Ci sarà un prima e un dopo. Prima del 12 marzo e dopo. Saltano tutte le analisi, le previsioni, gli schemi. Nello stesso periodo a Bari vi era una riunione regionale sul turismo. Analisi quantitative sui flussi, le motivazioni, su come attirare i turisti stranieri. E poi è stata sufficiente una ricostruzione evanescente, leggera, trasparente, attraversabile, porosa, a farci ripensare tutto (almeno si spera che avvenga).

C’è folla, interesse, curiosità intorno alla basilica di Siponto. Credo che tutti siano stati colti di sorpresa.

Qualche giorno dopo l’inaugurazione (16 marzo) all’Auditorium “Serricchio” a Manfredonia vi è stata la presentazione del libro (Patrimonio al futuro) di Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, e la recente inaugurazione della basilica “virtuale” ha aleggiato per tutto l’incontro e non si è taciuto sull’enorme coinvolgimento e afflusso di visitatori che quell’intervento avrebbe suscitato. Nell’incontro si è detto che la tutela deve essere accompagnata dalla valorizzazione dei beni culturali, superando la frattura storica tra gli specialisti e i professori da un lato e i cittadini dall’altro e colmando il grande analfabetismo di popolazioni intere che ignorano i beni culturali del proprio territorio e lo stesso paesaggio.

Quanto sta avvenendo a Manfredonia testimonia un improvviso innamoramento di una comunità per i suoi beni (la maggioranza dei visitatori sono di Manfredonia e dei paesi vicini). Ho visitato in diversi giorni e orari quel luogo (compresi il giorno di Pasqua e Pasquetta) ed era palpabile una soddisfazione, una gioia contagiosa. Non si guardava solo, né era fotografata solo la struttura, ma tutti i pannelli illustrativi. Tutti leggevano, si informavano. Solo merito del passaparola o passaimmagine attraverso i social network? O perché quella struttura è semplice, comprensibile, leggibile, permette di vedere l’antico che resta (e molti hanno scoperto per la prima volta che lì vi era una basilica e una storia) e di immaginare come era.

La sfida attuale dei poli museali è quella della crescita culturale, dell’allargamento dei visitatori, della partecipazione attiva. I beni culturali devono essere amati in primo luogo dai residenti, solo così saranno protetti. La visita di un museo, di un parco archeologico produce coscienza del luogo, identità, sentimento del passato, soddisfazione e piacere quando, però, le cose si comprendono.

L’installazione è riuscita là dove non sarebbe riuscita una campagna pubblicitaria di 1 milione di euro.

E ora si deve pensare a come utilizzare quei luoghi e quegli spazi. Ci sarà la giovane sposa che vorrà farsi fotografare in quel luogo. E non c’è nulla di male. Ci saranno richieste per eventi… Non si tratta di opporre solo dei no. Quel luogo (anche gli ipogei) si deve qualificare e distinguere: si può allora pensare a una stagione teatrale estiva. Una stagione di prosa, di musica, concerti, con una attenzione particolare alla scenografia naturale che vi è. Molti ricordano il progetto “giocare con le stele”, si può pensare a qualcosa di analogo negli ipogei, dove è possibile ospitare mostre, teatro di parola e in movimento, letture e musiche “improvvise”.

Una parola d’ordine è cooperazione. E’ indispensabile tra Comune, Diocesi, Sovrintendenza per la gestione, ma anche cooperazione dal basso: associazioni, cooperative, scuole…

(A cura del professore Paolo Cascavilla – fonte: www.futuriparalleli.it)

1 commento

  1. Finalmente uno schiaffo a tutta l’architettura che non rispetta l’ambiente intorno, che più invecchia più diventa brutta e che a guardarla è come ricevere un pugno nello stomaco, senza pensare ai costi!. Finalmente questa è arte.

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