Bologna/Manfredonia. Durante un periodo di studio in Islanda, Hannah Kent ha sentito per la prima volta la storia di Agnes Magnúsdóttir, l’ultima donna a essere condannata a morte sull’isola. È nata così l’idea di scrivere questo romanzo.

HO LASCIATO ENTRARE LA TEMPESTA. Strega, seduttrice, colpevole, assassina: Agnes Magnúsdóttir è accusata di molte cose. Perché nell’Islanda dell’Ottocento – immersa nella nebbia come in mille superstizioni – lei, con la sua bellezza, il suo animo ribelle, la sua intelligenza troppo vivace, è diversa da tutte. Diversa anche per l’uomo che si è scelta: Natan Ketilsson, un uomo più vicino ai diavoli dell’inferno che agli angeli del paradiso, come mormorano nel villaggio, capace di risuscitare i morti con pozioni a base di erbe conosciute solo da lui. E ora che Natan è morto, ucciso da diciotto coltellate, il villaggio decide che la colpevole dell’efferato omicidio non può che essere lei, Agnes. La donna che lo amava. E mentre, ormai condannata, attende la morte per decapitazione, Agnes racconta la sua versione della storia alle uniche persone amiche che il destino le concede nei suoi ultimi giorni: la moglie del suo carceriere, e un giovane e inesperto confessore. E anche se la morte sarà la fine inevitabile, per Agnes la vita continua altrove: nei pensieri, nei sogni, nelle storie che ha letto, e nell’amore per Natan. Le cose che appartengono soltanto a lei, e che nessuno potrà toglierle.

ANALISI. Agnes Magnúsdóttir è stata l’ultima donna a essere condannata a morte in Islanda. É un personaggio realmente esistito, quindi, e la sua storia è piuttosto nota nella zona. Basandosi su documenti originali e dopo approfondite ricerche, Hannah Kent ha scritto “Ho lasciato entrare la tempesta” ricostruendone la vicenda, con l’intento dichiarato di “fornire un ritratto più ambiguo di questa donna”. Il romanzo funziona proprio per questo, perché il personaggio di Agnes si svela lentamente lungo il racconto, lasciando il lettore nell’incertezza, portandolo a pensare che la donna sia vittima innocente di un’accusa ingiusta. La ricostruzione ambientale e storica è curata con attenzione, i personaggi ben caratterizzati. Tra questi spicca Margrét, una donna che riuscirà a vincere le proprie paure e a guardare oltre l’evidenza dei fatti. I personaggi femminili rubano la scena a quelli maschili, più negativi, passivi se non addirittura marginali, e comunque meno comprensibili. Come spiega bene la stessa Agnes, riferendosi a Natan: “È stato solo in seguito che sono soffocata sotto il peso delle sue argomentazioni, e della formulazione dei suoi pensieri più oscuri. È stato solo in seguito che le nostre lingue hanno prodotto slavine, che siamo rimasti incagliati nelle crepe tra ciò che dicevamo e ciò che intendevamo, fino a smarrirci, a non fidarci più delle parole che uscivano dalla nostra bocca”.

L’AUTRICE. Giovanissima autrice australiana (1985), ha esordito con “Ho lasciato entrare la tempesta” nel 2013, lasciando stupefatta la critica e incantando il pubblico dei molti paesi in cui il romanzo è stato finora tradotto. Il romanzo ha vinto l’Indie Award, il premio dei librai indipendenti australiani, come migliore debutto dell’anno. Inoltre è stato finalista al Guardian First Book Award e al Baileys Women’s Prize.

Il giudizio di Carmine
Hannah Kent
HO LASCIATO ENTRARE LA TEMPESTA
2014, Piemme
Valutazione: 3½/5

(A cura di Carmine Totaro – Redazione Stato Quotidiano.it – Riproduzione riservata)

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