“Foggia dovrebbe puntare sulla sua forza intellettuale” è stata una delle frasi di esordio di Paolo Mieli, a Foggia ieri 16 febbraio per presentare il suo ultimo libro, “L’arma della memoria”. Ad introdurlo, i saluti di Giuliano Volpe, presidente di “Apulia Felix”, Saverio Russo, presidente della Fondazione Banca del Monte, e Luca Vigilante, Amministratore Unico di “Sanità Più”, mentre la moderazione dell’incontro ha visto l’apporto di Alessandra Benvenuto.

“Ci sono molto modi per raccontare la storia”, narra Mieli. Essenzialmente, due: il metodo scolastico, “poco problematico e caricato ideologicamente, che ha subito varie strumentalizzazioni e che mostra spesso una storia totalmente diversa da chi la racconta per averla vissuta in prima persona”; e il metodo celebrativo, che segue le giornate della memoria, le manifestazioni, le cerimonie, per l’appunto, “da cui le cose più terribili hanno ricevuto un complimento o un rifiuto”.

La memoria, il ricordo collettivo, costituiscono certamente un’arma. Un’arma “più facile del kalashnikov”. “Quanto più le persone prendono confidenza con quest’arma, tanto più ci si abituano, discostandosi dalla realtà”. Chi conosce la storia, secondo Mieli, è consapevole invece di quanto bene e male non stiano da una parte o dall’altra, come pure stabilire chi siano i buoni e chi i cattivi non sia solo difficile, ma ingenuo. Le visioni assolute non farebbero parte dei cicli storici, così come non fanno parte della maniera di lavorare di uno scrittore.

“Chiaritevi sempre le idee prima di leggere qualsiasi cosa: se alla fine della lettura, le vostre idee sono rimaste le stesse, avrete fatto un viaggio inutile”

Mieli porta nel corso della presentazione l’esempio dell’Islam o della guerra del Golfo, allo scopo di far comprendere quanto studio, informazione e, in ultima analisi, memoria, servano a comprendere i propri errori, prima ancora di commetterli. O, perlomeno, a ri-conoscerli.  Parla degli specialisti, e della loro lontananza dal mondo, dovuta proprio alla specializzazione cognitiva e all’imprecisione della conoscenza da parte di chi, specialista, non è. Nel corso di un incontro ben moderato, Mieli difende, in buona sostanza, la conoscenza approfondita e reale della storia, privata di letture particolaristiche e di settore, integrata da revisioni opportune, aggiustamenti, messe in discussione.

E fin qui, tutto regolare.

La parte finale del dibattito è invece entrata nel merito di diverse faccende. Paolo Mieli ha parlato delle foibe, di Oriana Fallaci, di Berlusconi, di internet e dei giornali cartacei, di colpe della classe intellettuale “maggiori di quelle della politica”. I suggerimenti di Alessandra Benvenuti, tra cui quello su “una certa ipocrisia di una certa sinistra nel non voler riconoscere quello che la Fallaci diceva e che tutti sanno sui musulmani” ha fatto prendere all’incontro una piega difficilmente definibile. O forse, specie per chi la storia la conosce, definibilissima.

Tra le questioni esterne al dibattito c’è la seguente: se la verità si nasconde nei dettagli (citando Montale) che armi hanno i comuni mortali, che i dettagli non li conoscono? Se la storia insegnata nelle scuole è caricata ideologicamente, quella delle celebrazioni pretestuosa, l’insegnamento della storia è stato ridotto, la stessa conoscenza storica è soggetta a revisionismo continuo e indefinitezza morale, e secondo Mieli i giornali (anche se non tutti) e le trasmissioni storiche (anche se non tutte) si rivelano inaffidabili, e le notizie vengono tenute in cassetto da alcuni direttori (anche in questo caso, non tutti) cosa rimane a chi non possiede quell’arma della memoria in prima persona? Forse solo l’ultima delle ipotesi possibili, vale a dire, rivolgersi direttamente a chi della storia si occupa, scrivendoci sopra un libro?

Mentre le capacità oratorie e l’interesse intrinseco del discorso sono stati notati da una parte di pubblico, un certo relativismo culturale, serpeggiante nella presentazione di Mieli, è stata fatta notare dall’altra. Come pure l’evidenza di alcune affermazioni (se non altro, per un uditore istruito) che hanno corso il rischio di risultare tanto certe da essere ovvie.

Viene il dubbio che prendere il largo da tutte le posizioni possibili non sia che una delle maniere per dimostrare una propria, fortissima posizione. E che questa posizione, di imparziale abbia solo l’aspetto.

Il problema, sempre presente nell’editoria come nel giornalismo, è il pubblico di riferimento. È stabilire a chi ci si rivolge. Così, accarezzare la diffidenza del popolo verso giornalismo, insegnamento e imparzialità, per portarlo verso le proprie teorie, si rivela una strada spesso battuta per giungere alla vittoria, se non altro, di consensi. E il bello, è che pare che funzioni.

Locandina presentazione Paolo Mieli "L'arma della memoria"Manifesto_Mieli-600x841[1]
Locandina presentazione libro Paolo Mieli “L’arma della memoria” ph. http://www.foggiareporter.it

1 commento

  1. “La verità si nasconde nei dettagli” non è citazione di Montale. Questa frase è di Mieli. Montale è stato chiamato in causa per la sua poesia “La Storia” i cui versi consentirebbero di associarlo a Mieli, in quanto revisionista, quando dice che la storia è fatta di buche, tunnel e gallerie….

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here