Manfredonia. “E in linea diritta davanti alla fu Siponto, l’arco di Manfredonia si volta giusto nel punto dove, pieno di freschezza e di appetito per l’abbondanza di seppie, lo sguardo dell’acqua marina si fa moro come quello di gitane.” Ecco come in maniera magistrale uno dei giganti della letteratura mondiale del ‘900, Giuseppe Ungaretti, dipingeva con le parole il nostro golfo.

Lo fece in un viaggio nel 1934 nelle nostre terre garganiche e di Capitanata, dense di sole e di cultura, di storia e di passione. Ne lasciò splendida traccia in un romanzo pubblicato nel 1961, “Deserto e dopo”, laddove s’incontrano orizzonti culturali e paesaggi geograficamente distanti, ma uniti dallo stesso humus poetico e narrativo per un meridione di diverse latitudini. Di lontane terre ancora più a sud il poeta ne aveva già conosciute, essendo nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888. Lo scrittore in questo romanzo parla anche dei nostri trascorsi storici quando di passaggio a Monte Sant’Angelo, sottolineò l’importanza dell’incontro tra il nobile Melo da Bari e i Normanni. Il romanzo fu pubblicato nel 1961, due anni dopo la vittoria del Nobel alla letteratura da parte di Salvatore Quasimodo, il poeta siciliano che superò, non senza sorpresa e polemiche, nei consensi della giuria lo stesso Ungaretti, anche lui candidato.

Nel romanzo il poeta si sofferma in alcuni passi a raccontare della Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto. La descrive ricamandone gli stilemi architettonici: “[…] Poi dalla solitudine si sprigiona una colonnetta, e le fanno seguito a pochi passi, su leoni, le colonne che, fra le scure sopracciglia di archi ciechi, reggono in una facciata deserta il ricco portale di Santa Maria Maggiore di Siponto. Non me ne intendo, ma non stupirei se questa cattedrale in mezzo al prato fosse davvero il primo esempio del costruire monastico e guerriero nel quale il Medioevo si provò a fondere le esperienze del suo rincorrere la visione del mondo, dall’innocente epica dei Mari del Nord alle erudite voluttà della svelta Persia. La nascita d’un’architettura significa il principio d’una chiarezza spirituale e d’una volontà vittoriosa. […]”.

http://www.dailybest.it
http://www.dailybest.it

Ne esalta un primato nella storia dell’arte, elogiandone anche i suoi dettami innovativi: “[…] Perché questa regione pietrosa non dovrebbe essere una madre d’architettura? […] Nella sua desolata vecchiaia, Santa Maria Sipontina impartisce difatti oggi ancora la lezione più moderna. […]”.

Volge poi uno guardo verso la sacralità della statua lignea della Madonna: “[…] Scorgiamo all’altare in fondo, in un cavo d’abside, gli occhi sbarrati d’una statua di legno dipinto. Sono gli enormi occhi bizantini, dimentichi del tempo. […]”.

Sottolinea la devozione del popolo tramite la rassegna degli ex voto: “[…] In tali penombre, presso la statua di legno arrampicandosi negli angoli, appariscono apparecchi ortopedici, grucce a mucchi, e vestitucci di tulle polverosi, inverosimili sulla durezza e la freddezza della pietra. […] Di solito il popolo racconta bene, è la sua facoltà, e ne è prova questo genere di quadretti di voto. […]”.

Con questo racconto di Ungaretti si potrebbe compiere una corrispondenza immaginifica tra opere letterarie, come per gioco linguistico anche con quella da “tre soldi” di Bertolt Brecht, e opere architettoniche come quella di Siponto di Tresoldi, bellissima, quandanche se per la sua realizzazione si siano impiegati un po’ più di tre soldi. Potrebbe essere un’idea quella di correlare, tramite eventi organizzati nel sito archeologico di Siponto, le architetture antiche e moderne con la rievocazione degli scritti del grande poeta “architetto della parola” dedicati alla nostra terra?

(A cura di Antonio Armiento, Manfredonia 14.12.2016)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here