Manfredonia. Diciamo che è in crisi, superata, troviamo mille difetti… però sempre ad essa ci rivolgiamo. La vecchia scuola è il luogo pubblico, il cantiere aperto che accompagna la crescita di bambini e adolescenti in un quadro culturale mutato. Il magistrato antimafia ci sorprende quando dice che contro la mafia serve il tempo pieno a scuola. E per la violenza? Quella sui bambini, le bambine, le donne. Forse non ce ne è più di prima, ma oggi se ne parla, oggi ne parlano le ragazze e i ragazzi. Che fare? Ci si inventa soluzioni che non servono o vengono dopo (specialisti, centri antiviolenza…). Serve la scuola, che permette la vicinanza, la normalità degli incontri, i contatti quotidiani, informali, semplici. I maschietti e le femminucce dalla scuola materna in poi… fianco a fianco, giocano, mangiano insieme, fanno i compiti, si aiutano, si canzonano, litigano; un universo di parole, gesti, voci, sguardi, dispetti, bisticci che gli insegnanti devono ascoltare, assecondare, sorvegliare, far parlare tutti, non escludere nessuno dal proprio sguardo.

Si può rimproverare, far arrossire, dire di no… senza umiliare! Poi gli insegnanti “hanno” i giochi, le poesie, i disegni, i racconti, le storie (quelle che si trovano nei libri e nei film e quelle che si costruiscono in classe, insieme). Gli insegnanti hanno il ricordo di se stessi bambini, adolescenti… la sensibilità, la commozione, la tenerezza che non devono nascondere.

Sono i momenti informali quelli più importanti: la scuola (come le piazze, le strade, gli uffici) diventano inumani quando vi dominano gli schemi, l’utilità, la competizione; sono ricchi e umani (e allora si impara a stare insieme e a convivere) quando predominano interazioni informali, aperte, cooperative. Senza escludere le buone maniere. Relazioni positive e ricche a scuola sono un segno di relazioni positive nella società.

Due poesie di rupi kaur (giovane poetessa indiana).

1. “Com’è che ti viene così facile / esser buona con la gente” – chiese lui.

Latte e miele stillarono / dalle mie labbra mentre rispondevo

“Perché la gente non è / stata buona con me”.

2. Ogni volta che / dici a tua figlia / che la sgridi / per amore / le insegni a confondere / la rabbia con la bontà / e la cosa sembra una buona idea / finché lei non cresce e / si affida a uomini che le fanno del male/ perché somigliano tantissimo a te.

ai padri di figlie

A cura di Paolo Cascavilla – fonte www.futuriparalleli.it

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