“Lei non sa quando il piccolo Cielo si deciderà finalmente a uscire, ma quando lo farà, lei abbasserà delicatamente il ponte levatoio del suo castello e la lascerà viaggiare lungo il buio canale del parto fino a questo inferno…”

Leggere il romanzo “La via oscura” di Ma Jian, edito da Feltrinelli, a poche settimane dalla notizia dell’abolizione, in Cina, della politica del figlio unico, ne amplifica la comprensione sul piano emotivo. Le opere dello scrittore cinese sono al bando nel suo Paese natale, dove è stato condannato pubblicamente per i suoi scritti.

“La via oscura” è un romanzo dominato da acque non limpide: sull’acqua, a bordo di una barca, vanno a vivere Meili, incinta illegalmente per la seconda volta, suo marito Kongzi e la loro prima figlia, l’unica autorizzata, Nannan, per sfuggire alle pratiche di aborto forzato, fino anche all’ottavo mese di gravidanza, condotte dalle Squadre della Pianificazione Familiare. Sull’acqua galleggiano i rifiuti della civiltà del consumo e sul letto del fiume sono depositati i corpi di chi è morto povero.

“La via oscura” è romanzo della natura stravolta, di quella umana come di quella ambientale, ma anche di un’umanità che non si arrende: Meili, da ragazza di campagna a direttrice di un negozio, nonostante la povertà e la sofferenza patite, ha imparato da quanto ha vissuto, è diventata una donna intraprendente, non ha rinunciato ai propri sogni ma ha sfruttato la corrente, adattandosi alle situazioni e sapendo migliorare se stessa, pur scendendo qualche volta a compromessi con la vita.

“La via oscura” è crudo e poetico, senza cedere mai al sentimentalismo, grazie anche allo stile essenziale e al ritmo narrativo piacevolmente sostenuto.

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