Manfredonia. Le città del Sud hanno poco verde, non offrono possibilità di vivere all’aria aperta, non hanno piste ciclabili… Sono cose vere. I cittadini hanno bisogno di ritrovare all’esterno uno spazio libero, un contatto con la natura. Non stiamo parlando di una cosa secondaria, ma di una esigenza fondamentale che viene sacrificata e soffocata. I percorsi, pubblici e aperti, ci sono, ma sono insicuri, privatizzati, sporchi, recintati in modo abusivo… E senza la presenza dei cittadini saranno sempre più segnati dall’incuria. Sono gli sguardi degli abitanti a custodire i luoghi.

Una esigenza ancora più avvertita quando all’interno dei centri urbani non vi è verde, né spazi liberi. Si può attraversare Manfredonia (ma la stessa esperienza si può fare a S. Giovanni Rotondo, Cerignola…), dal rione di Monticchio verso Foggia, e trovare un continuum di case e un riempimento enorme di cemento. Negli anni settanta si permise “di conseguire altezze edilizie rilevanti in un tessuto urbano delicato, fatto di strade strette (anche meno di 6 metri di larghezza)…” Le nuove costruzioni “aggravarono le condizioni di queste aree dense senza spazi liberi e servizi”. Una attività edilizia che raggiunse il picco nel 1977, “quando furono rilasciate ben 454 licenze edilizie” (Rignanese).

Si è costruito in una ex cava, è stato realizzato il primo piano di zona, insediando in un’unica area gli alloggi popolari per centinaia di famiglie disagiate (nessuna attenzione a qualche timida osservazione sulla discutibile scelta di concentrare le case popolari in un unico luogo); poi il secondo piano di zona, un mondo a sé, staccato dalla città, senza segni di riconoscimento all’interno e senza ordine. Negli anni settanta iniziarono le lottizzazioni nella riviera Sud.

Allora sono nate le periferie. Attraversare la città a piedi tra i palazzi di 6 – 7 piani del Centro storico e queste aree “dense” è una esperienza che va fatta. Per provare a non sbagliare? Limitiamoci per ora a chiedere scusa ai bambini che non possono usufruire di spazi all’aperto.

Il primo biglietto da visita per viaggiatori e turisti sono le vie di accesso alle città. A Foggia, S. Giovanni Rotondo, Manfredonia, Monte S. Angelo… si continua a costruire e la popolazione diminuisce. Una contraddizione senza risposte. A Monte S. Angelo molte strade del Centro storico sono prive di abitanti, le case a piano terra sono abbandonate. Una scelta difficile ma di buon senso sarebbe stata quella di pianificare interventi nel Centro storico, ma bisognava farlo anni e anni fa. Invece l’espansione (e non in una sola direzione) supera come estensione quella del paese antico. La stessa cosa a S. Giovanni Rotondo. A Manfredonia ci sono i cosiddetti Comparti (una nuova città), e “periferie che in pochi vorrebbero attraversare in vacanza…” (Lonely Planet). A Foggia, i borghi (quelli del duce) sostanzialmente dimenticati, ma decine e decine sono le ville faraoniche nei dintorni del capoluogo.

Intanto è imponente la crescita dei gruppi di camminatori. Un progetto, nato dall’Asl, in collaborazione con i medici di famiglia, ha raccolto persone con problemi di obesità, ipertensione, colesterolo, diabete… che, opportunamente guidate e controllate, hanno compiuto percorsi a piedi in modo costante e progressivo. Il monitoraggio ha dato risultati eccellenti per la salute. “Al di sopra delle attese”, mi diceva un medico di S. Giovanni Rotondo.

Al di là del progetto, il camminare è, individualmente e a gruppi, una pratica sociale diffusa. Le periferie devono essere ripensate alla luce di questa nuova esigenza: spazi all’aperto e luoghi da esplorare per i cittadini, le famiglie, i giovani. A Manfredonia i gruppi di camminatori si muovono lungo i viali, riscoprono percorsi urbani, ma si sente l’esigenza di muoversi verso le zone umide, i canneti, lago Salso, Villa Rosa…

(A cura di Paolo Cascavilla, fonte futuri paralleli.it)

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