Manfredonia. Lirico, toccante, vero. Altra serata da tutto esaurito al Teatro Comunale Lucio Dalla per lo spettacolo “La pazza della porta accanto”, con un’inedita Anna Foglietta, nota al grande pubblico per film come Tutta colpa di Freud e fiction come La mafia uccide solo d’estate, nei panni di una giovane e appassionata Alda Merini. Lo spettacolo, scritto da Claudio Fava, racconta i 10 anni (1962-72) trascorsi dalla poetessa nell’ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano con le diagnosi di schizofrenia e depressione.

Anni fatti di giorni tutti uguali in cui non serve aspettare domani perché “tanto domani è già passato” di ore interminabili, dietro le sbarre dei cameroni, o seduti sulle panche di legno, sedati dagli psicofarmaci, accanto a finestroni perennemente chiusi. Lo spettacolo non edulcora i dettagli più crudi e scioccanti, così come non lo fece la Merini nei suoi testi, sulla quale si imbastiscono la maggior parte dei dialoghi e dei monologhi.

Da questo inferno la Merini non ha mai smesso di cercare di strappare con tutta la sua rabbia e le sue forze pezzi di vita, una vita fatta da quelle sensazioni che in ospedale erano forzatamente intorpidite, poiché viste come una colpa. Alda lotta per vedere i colori del cielo e dell’erba, sentire il canto degli uccelli, il calore del corpo di un uomo anche fra le mura del reparto, e ci riesce. Si innamora di Pier (Liborio Natali), anche lui internato, “un bambino, capace di amare come un uomo”, i due avranno una figlia, che verrà subito data in adozione, e infine saranno separati. Alda lotta però anche con la sua infinita sensibilità ed il suo abisso interiore in cui più volte rischia di perdersi. In quest’ottica le mura del manicomio diventano anche culla, custodia e vestito perfettamente calzante che proteggono la sua nudità fragile.

Nell’interpretazione Anna Foglietta preme maggiormente sulle corde della rabbia, piuttosto che su quelle della dolcezza e della sensibilità, è apparsa comunque molto credibile e quasi trasfigurata dal personaggio Alda Merini. Accanto a lei altri 9 attori e attrici, compagne di reparto, infermieri, medici, fra cui segnaliamo Angelo Tosto nel ruolo di uno psichiatra la cui fermezza e freddezza nell’applicare le regole e la prassi ospedaliera vengono a tratti sciolte dal genio creativo di Alda.

Suggestiva la regia di Alessandro Gassmann che ambienta tutta la vicenda in ospedale, dietro ad una rete che rende l’atmosfera piatta, opaca e lattiginosa, in cui domina il giallo smorto dei camicioni dei pazienti e il bianco sporco dei camici. Di contro, specie quando racconta il mondo interiore di Alda, gioca con effetti grafici tridimensionali dalle forme ben definite, in cui domina il colore bianco puro.

(A cura di Annapina Rinaldi, Manfredonia 04.03.2017)

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