Su un frammento di iscrizione proveniente da Lucera si legge [—]Á Fidé: si riferisce a Fides, la divinità che incarnava il rispetto scrupoloso per la parola data.

Le fonti antiche ne attribuivano l’istituzione a Roma al re Numa Pompilio e ne descrivevano le pratiche di culto con i caratteri che esse ebbero generalmente nei secoli successivi: la localizzazione all’interno di un edificio sacro, una festa periodica dedicata alla divinità, un servizio prestato da sacerdoti – i flamini -, dei sacrifici.

Studi hanno dimostrato, invece, come l’istituzione del culto di Fides a Roma sia molto più recente, risalente agli inizi del V secolo a.C., e come l’attribuzione del culto a Numa sia una proiezione all’indietro di una realtà culturale successiva: le fonti attribuirono a un periodo così antico della storia di Roma un ricordo collettivo molto più recente.

Nel 494 a.C. nel foro romano venivano affisse le leggi delle XII Tavole, la prima redazione scritta di leggi nella storia di Roma. Esse autorizzavano lo squartamento del corpo di chi fosse colpevole della violazione della fides, di chi fosse, cioè, venuto meno alla parola data, violando un patto. Questo perché la fedeltà era percepita come un elemento cardine dell’equilibrio sociale.

Fides, allora, non era ancora la divinità dall’aspetto antropomorfo che sarà in seguito: lo assumerà, verosimilmente, intorno alla metà del I secolo a.C., quando si data la prima testimonianza nota: una moneta su cui compare come una giovane donna coronata d’alloro. Sarà dotata poi di cornucopia e insegne che rimandavano all’abbondanza assicurata dall’espansionismo romano.

Fides non aveva solo sede in templi e luoghi destinati al culto, ma anche nell’individuo – nella mano destra (Liv., I,21,4) nell’animo (Sil. It., II,516), nel petto e nella mente (Sil. It., VI,131 ss.) – o in cielo, in contraddizione con il carattere di immanenza delle divinità politeistiche. In più esisteva il concetto secondo cui Fides sarebbe, un giorno, tornata a instaurare una reatà sociale nuova, portando l’abbondanza e la pace universale. Questo perché, dopo il periodo sanguinoso delle guerre civili e l’instaurarsi del principato di Augusto, sarebbe stato impensabile, come invece era possibile al tempo delle leggi delle XII Tavole, ristabilire l’ordine semplicemente punendo il colpevole della violazione di  un patto, ma era necessario che il presente si modellasse su una presunta perfezione attribuita all’epoca delle origini; e il ritorno di Fides a riportare la pace nel mondo romanizzato sarebbe avvenuto non autonomamente ma in relazione al governo di un personaggio politico.

In definitiva, Fides garantiva il rispetto dei patti e delle alleanze che Roma stipulava con le città che entravano nella sua orbita. La presenza di questa iscrizione, datata alla fine del I secolo a.C., a Lucera, è messa in relazione con gli stretti rapporti che la città intratteneva con Roma.

Entrata nell’orbita romana già nel 326 a.C., quando si data il primo patto con Roma (Liv., VIII, 25), divenne interlocutore privilegiato nell’area durante gli eventi bellici del 321 (Liv., IX, 2,5). Al termine di questi, nel 315 o 314 a.C. (Diod., XIX,72,8; Liv., IX,26,3), vi fu dedotta la prima colonia latina in territorio apulo, destinata, secondo Livio, ad accogliere 2500 famiglie. La datazione dell’iscrizione relativa a Fides, alla fine del I secolo a.C., coincide con un periodo di importanti trasformazioni, soprattutto istituzionali, per la città: nel corso della guerra combattuta dagli Italici contro Roma tra il 91 e l’89 a.C., fu uno dei pochissimi centri, insieme a Siponto e ad Arpi, a mantenersi fedele: a seguito della guerra il suo statuto cambiò e da colonia romana divenne municipio. Importanti trasformazioni, anche a livello urbanistico, seguirono poi il successivo, ulteriore, cambiamento di statuto, che la portò ad essere una colonia romana: suggestiva l’ipotesi, che, tuttavia, allo stato attuale delle ricerche non è dimostrabile, dell’esistenza di un luogo di culto dedicato a Fides a Lucera, città che in più di una occasione era rimasta fedele a Roma.

Fonti:

M. Torelli, Rendiconti dell’Accademia dei Lincei, XXIV, 1969, pp. 20-29.

G. Piccaluga in W. Haase (a cura di), “Principat. Siebzehnter Band (2. Teilband). Religion (Heidentum: römische Götterkulte, orientalische Kulte in der römischen Welt [Forts])”, Berlin 1981.

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