A Roma dopo le dimissioni di Marino è nominato commissario straordinario il prefetto Tronca, preceduto da una fama di inflessibile funzionario; avrebbe dovuto effettuare la rotazione dei dipendenti, ritenuta una delle azioni per prevenire la corruzione. Il quotidiano “la Repubblica” (29 giugno 2016) riporta la delibera degli ultimi giorni di commissariamento (15 giugno), in cui si afferma che per l’anno 2016 la “movimentazione generale” del personale (job rotation) sarà su base volontaria. Se io voglio mi sposto, se non voglio, no. Nessun trasferimento quindi; anche il potente commissario si arrende. Nell’ultima giunta Marino, un funzionario ebbe a dire a un assessore: “Voi cambiate e noi restiamo”.

La sindaca Raggi non ha nascosto finora le sue paure e si è affidata a personaggi che potessero garantirla. Quello che oggi viene chiamato cerchio magico, una cortina di protezione. Le è andata male. 23.000 i dipendenti a Roma. Alla Provincia di Foggia lavoravano circa 900 persone. A Manfredonia si avvicinano ai 200. Nei rispettivi territori non ci sono altri Enti e anche aziende con un simile numero di dipendenti.

Ma che cosa ha di demoniaco la burocrazia? Può rendere celere, rallentare, anche bloccare un provvedimento. E’ legata alla politica, che ha gran parte delle responsabilità: preferisce elementi fedeli (a volte veri e propri commissari politici) a funzionari leali, che sono la maggioranza. Una organizzazione poco efficiente e sistemi di controlli interni inefficaci, fanno il resto. Opinione comune è che specie nel Sud è una forza frenante e inaffidabile.

Cosa ci vuole? Un programma chiaro, un’amministrazione che sappia scandire le tappe e programmare le attività, un sindaco che non abbia paura. Se si governa con un percorso attuativo certo e concordato e verifiche intermedie, è più facile esercitare il controllo sul personale delle singole aree o servizi. Poi è necessario stabilire un contatto sistematico con la città e/o con settori specifici per esporre ciò che si fa e i ritardi dove si annidano. Diradare la nebbia. Lo diceva Guicciardini all’inizio del 1500: “Spesso tra il palazzo e la piazza è una nebbia sì fitta o un muro sì grosso, che … tanto sa il popolo di quello che fa chi governa o della ragione perché lo fa, quanto delle cose che fanno in India”.

Ma soprattutto ci vogliono negli amministratori le conoscenze adeguate e una preparazione di base decorosa. Il problema che emerge in questi ultimi tempi è la formazione di una classe dirigente. I politici devono avere competenze, devono studiare. Internet può aiutare, ma non basta.

In questi giorni l’ennesimo episodio di corruzione. La conseguenza non è tanto la cosiddetta disaffezione dalla politica quanto la mancanza di persone disposte ad impegnarsi nella cura della cosa pubblica (persone normali e perbene).

(A cura di Paolo Cascavilla, fonte futuri paralleli.it)

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