I britannici si sono espressi – con un’affluenza alle urne superiore al 70% e con una maggioranza di quasi il 52% – a favore della Brexit, ovvero dell’uscita dalla UE. Il primo ministro Cameron ha dichiarato che nei prossimi mesi il suo impegno sarà rivolto alla stabilizzazione dell’esito elettorale, ma che nel mese di Ottobre rassegnerà le dimissioni – come dichiarato, in caso di vittoria dei leave, prima del referendum – per l’individuazione di una nuova leadership che sappia condurre il Regno Unito verso mari ancora inesplorati.

La UK esce da una Unione Europea che non ha mai voluto e nella quale – a tal riguardo, i nostri più alti rappresentanti politici farebbero bene ad interrogarsi maggiormente – ha svolto più un ruolo di “membro ombra” interessato a tutelare i propri interessi, piuttosto che ad essere promotore di una vera integrazione comunitaria a favore della nascita degli Stati Uniti d’Europa.

UK goes OUT!. E bene, ora che il popolo britannico si è espresso per la Brexit, quali saranno le conseguenze più significative? La Gran Bretagna finirà (già lo è!) sotto l’attacco degli speculatori: la sterlina ha toccato i minimi dal 1985, la borsa londinese sarà spodestata dallo storico trono di “salotto d’affari” mondiale e S&P starebbe già valutando l’opportunità di revocare il rating tripla A. Un vero affare, no? Evidentemente, nessuno è in grado di prevedere con esattezza ciò che il futuro riserva, ma le valutazioni economico-politiche di chi scrive non sono particolarmente rosee per il Regno della Regina Elisabetta. Probabilmente i cittadini britannici farebbero meglio, invece di festeggiare, di invocare il più classico dei God save the Queen!

Piccola, ma significativa, nota statistica: circa il 75% degli elettori under24 ha votato contro la Brexit, così come il 56% degli under 49; mentre, gli over 65 sono i principali artefici della vittoria dei leave. Sorpresi?

Risparmio e Investimenti in tempo di Brexit. Passiamo ora a ciò che più interessa a quanti sono stati attratti dal titolo di questo articolo: cosa succederà ai nostri risparmi/investimenti? La risposta, per chi ci segue abitualmente, non dovrebbe lasciare spazio a dubbi: NULLA (o quasi).

I mercati finanziari – in tutte le loro segmentazioni: azionario, obbligazionario, valutario, etc. – rappresentano l’habitat virtuale: in primis, per l’incontro di acquirenti e venditori, creditori e debitori; in secundis, l’arena degli speculatori. In funzione dell’ottica con cui ci si approccia al mercato, la Brexit può rappresentare “rischi” e/o “opportunità” per ognuno di noi.

Speculatori. Per gli speculatori l’ultimo mese è stato ricco di suspense, tuttavia siete davvero convinti che tutti abbiano tratto vantaggio dalle forti oscillazioni delle ultime settimane? Provate a leggere qualche forum di traders professionisti e guardate quanti hanno perso buona parte dei propri patrimoni, cercando di non farvi affascinare da quanti, diversamente, si vantano di cospicui profitti. Questo è il periodo ideale per chi ama giocare d’azzardo, i giocatori di poker qui potranno trovare pane per i propri denti. VOLATILITA’.

Risparmiatori/Investitori. Veniamo, invece, alla tipologia di individui ai quali cerchiamo, generalmente, di fornire degli spunti di riflessione e qualche consiglio operativo per non cadere nella trappola del fai-da-te. Se siete tra coloro i quali hanno preso in considerazione i nostri spunti di riflessione circa una corretta diversificazione dei propri risparmi (in un’ottica di “obiettivi di vita” da raggiungere e non di solo “rendimento atteso”) Brexit rappresenta per voi non solo rischi, ma anche opportunità. RAZIONALITA’.

Il comparto azionario sarà sicuramente quello più soggetto alla volatilità, tuttavia non rientrando nella categoria degli speculatori – ed avendo, pertanto, un orizzonte temporale di riferimento decisamente superiore a quello degli speculatori e una composizione di portafoglio non eccessivamente esposta a tale asset class – le scelte che potete compiere, in modo consapevole, sono le seguenti:
Consolidamento dei guadagni: se detenete posizioni largamente positive, potrebbe essere il caso di consolidare parzialmente questi risultati, con l’aspettativa di “comprare più in basso”. SELL;
Mantenimento delle posizioni: se siete entrati relativamente da poco tempo sul mercato azionario, o la vostra esposizione al segmento è contenuta, potrebbe essere preferibile non intervenire in modo sostanziale sulle posizioni in essere e “rimanere alla finestra”. HOLD;
Incremento delle posizioni: laddove abbiate delle disponibilità ancora non allocate (investite) e un orizzonte temporale sufficientemente ampio, i possibili scossoni derivanti dalla Brexit potrebbero essere per voi opportunità di investimento a prezzi “da sconto”. BUY.

Al fine di fornire qualche supporto quantitativo all’analisi qualitativa appena esposta – rinnovando l’invito ad una maggiore educazione finanziaria, a fare molta attenzione al fai-da-te e all’affidarsi ciecamente ad “amici” e/o speculatori “da bar” – proponiamo, nella tabella sottostante, alcuni dati relativi alle conseguenze immediate di alcuni eventi, storicamente rilevanti, sui mercati azionari e alla loro evoluzione negli anni a seguire:

ECONOMIA | RISPARMIO | INVESTIMENTI | FINANZA | SPECULAZIONE
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Se avete poteri divinatori, non vi sarà difficile vendere sui massimi ed acquistare sui minimi; in tutti gli altri casi, fareste bene a valutare le possibili conseguenze di intervenire – in modo puramente emotivo – sulla vostra composizione di portafoglio nelle fasi di stress sui mercati finanziari.

Ricordate: vendere senza aver definito il valore intrinseco del proprio investimento e/o senza aver individuato delle valide alternative equivale al tuffarsi da una nave che sta imbarcando acqua, senza sapere:

se sia effettivamente destinata ad affondare;
se il fondale sottostante sia sufficientemente profondo da consentirci di tuffarci per “metterci in salvo”.

Fonte
http://finance.closeupengineering.it

(A cura di Leonardo Taronna, fonte finance.closeupengineering.it)

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