Bari. “Devo proprio entrare e cercare il mio amico Levi che si nasconde qui…Entro, e dietro Levi percorro un lungo corridoio. Levi è il primo romano che mi pare non abbia passione per il vuoto. In questa sala immensa ha tentato di fare il pieno. Non con i mobili,ma con le tele che ha dipinto. Ce n’è più di trecento”. Parole di Jean Paul Sartre che si leggono nel volume “La regina Albemarle o l’ultimo turista”, pubblicato pochi giorni fa da Il Saggiatore. Nuova edizione,con testo stabilito e annotato da Arlette Elkaim Sartre.

Anno 1951,fine estate. Sartre inizia il suo viaggio in Italia : Napoli, Capri,Venezia. E Roma. Qui, dentro Palazzo Altieri in via del Gesù, incontra Carlo Levi. Edificio descritto da Levi nel suo romanzo “L’Orologio” edito nel 1952 da Gallimard, a gennaio dello stesso anno un capitolo appare nella rivista letteraria filosofica e politica Temps Modernes fondata nel 1944 da Sartre. Questi,tra l’altro, firma il saggio introduttivo “L’universale singolare” al “Cristo si è fermato a Eboli”.

I passi del filosofo francese echeggiano in una Roma vuota,come in una cattedrale deserta. Sartre si trascina per le vie della Capitale,penetra nei meandri della classicità “ … i cui resti sono pietra stregata capace ancora di asservire”, guidato nella sua riflessione sul Tempo dalla Regina Albemarle : immaginaria sovrana che rimanda al mondo interiore.

E l’ultimo turista o,meglio, viaggiatore? E’ quello di fine stagione,colui che vuol vedere l’Italia come non la vedranno i turisti estivi(quelli che sanno niente di beni culturali e storici),l’ultimo cacciatore di bellezza e di senso, ultimo e incerto rampollo “… di una stirpe che passa per Montaigne, Chateaubriand,Valèry Larbaud…E’ colui che vagabonda in cerca di un passato fuori portata e divenuto mito, che riesce a catturare immagini e atmosfere, e a restituirle in tutta la loro cristallina nitidezza”.

Sartre cerca il segreto delle cose. Racconta la Storia,quella recente e i problemi dell’Italia post guerra, ma in primo luogo le vicende significative registrate dall’antichità al Quattrocento.
Tramite uno stile frammentario Jean Paul Sartre affida alle pagine di questo testo il suo universale taccuino interiore,soffermandosi sul fascino nascosto dell’Italia. Luogo che egli approfondisce e celebra con sentimento di appartenenza alle sue pietre, alla sua luce, ai suoi palazzi. Come la residenza signorile in cui vive il suo amico Carlo Levi.

Dimora di lussuosa sobrietà della famiglia Altieri,progettata nel 1650 da Giovanni Antonio De Rossi. Modello architettonico importante del neoclassicismo romano e internazionale. All’interno si trovano, a tutt’oggi,arredi d’epoca,l’opera di Carlo Maratta “Allegoria della Clemenza” ispirata a Papa Clemente X Altieri,dipinti di Luca Giordano,Bernardo Strozzi…

Il cinquanta per cento del palazzo da più anni è proprietà, e sede di rappresentanza,dell’Associazione bancaria italiana.

Un libro utile per chi vuol comprendere la differenza fra turista consumista(e consumato a sua insaputa) e viaggiatore colto.

(A cura di Nino Sangerardi, autore del testo ‘Quello che i pugliesi non sanno’)

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