Potresti iniziare con il dire che non è proprio reale che la gente si è chiusa in casa, io lavoro vicino Place de la Republique e sabato mattina abbiamo aperto regolarmente, anche se poche ore prima siamo stati costretti a scappare”, è il commento inviato al mio indirizzo di posta elettronica, che avevo aperto alle opinioni di amici, conoscenti ed ex-collaboratori, a seguito degli attentati di Parigi. Un esperimento che ho voluto condurre per avere (e rendere pubblica) un’idea chiara di cosa si muove nelle strade della città, al di là di quanto riportato dai media di largo pubblico, e dalle distorsioni dei social.

Generazione Bataclan, è stata definita quella fascia di popolazione “borghese, progressista e cosmopolita” colpita (almeno in apparenza) dagli attacchi. Ragazzi e ragazze dai 25 ai 35 anni, studenti, dottorandi o lavoratori, poliglotti, di provenienza eterogenea e di solito ben acculturati, che vivono nell’orbita delle grandi città (anche più grandi città, al tempo stesso o di tanto in tanto).

Parlare di generazione non è del tutto corretto, perché i “Bata-Clan” altro non sono che una fascia, una rappresentanza con delle caratteristiche ben specifiche, e molto diverse dai coetanei della provincia da cui spesso provengono, e dalla quale, pur se accusati di egoismo e presunzione, sono scappati. Una sottocategoria anche tra i tanto noti “cervelli in fuga”.

Tra i più svegli dei ragazzi partiti alla ricerca di lavoro, di un futuro migliore, di un sogno, c’è chi comprende che l’Europa non è la stessa che era stata pensata e progettata. Gli attacchi di Parigi hanno portato alla luce quello che era lo spauracchio serpeggiante nei pensieri di chi, con i fatti, il suo sogno lo sta, tutt’ora, realizzando sul serio.

All’interno dei tentativi di smussare i confini, avvicinare popoli e culture diverse, al di là delle frontiere nazionali, gli attacchi dei terroristi dell’Isis hanno avuto almeno un merito, del tutto opposto: quello di aver fornito con chiarezza a quella generazione, seppur tanto tristemente, un nome.

Non è sicuro, naturalmente, che gli attacchi terroristici fossero diretti, o interessati, ad eliminare nello specifico quella fascia di popolazione, tuttavia è da quella generazione che la maggior parte della resistenza sta arrivando: la raccolta dei loro messaggi è un tentativo di dare loro una voce.

Molti di questi ragazzi fanno parte, persino, della comunità sipontina (evidentemente, non tutti a Parigi). Ho chiesto ad alcuni di loro (circa una ventina, tra cui cinque italiani, due francesi, una cinese, due marocchini, un’algerina, un’americana, e il resto, francesi da almeno una generazione ma di diversa origine) il racconto delle proprie emozioni. Assieme alla descrizione dello stato d’animo, foto, opinioni personali, e di riportare per quanto possibile quelle degli altri, raccolte in giro, nella metro, al bar o sul luogo di lavoro.

Quest’articolo non vuole essere il decalogo del buon cittadino, non cerca soluzioni “giuste” e non offre folgorazioni sulla via di Damasco. Semplicemente, raccoglie alcune delle testimonianze ricevute, nella convinzione che i fatti di Parigi ci riguardino, per mostrare, se possibile, qual è (se c’è) quest’alternativa “borghese, progressista e cosmopolita”al terrore che si cerca di instillare.

 

In tutto questo orrore, che è la negazione dell’umanità, l’umanità ha dato tutto il suo senso….lo scambio di messaggi avuto fra amici anche lontani è stato grande. Il silenzio mi è mancato…troppa gente ha scritto e sentenziato cos’era giusto e cosa sbagliato, quando era molto meglio tacere e riflettere…

 

“Mi è capitato di discutere con gente che conosco, ad una cena a cui ero andato, e dove l’argomento era ovviamente questo. Come sai, sono ateo. Ma il sentimento che circolava quando ho tirato fuori i miei argomenti, nemmeno antireligiosi ma scettici, era di rifiuto…i miei interlocutori volevano trovare a tutti i costi una risposta, ciascuno nella propria fede, e tutti incuranti di guardare solo ai fatti e trarne una conclusione. I cattolici sono agguerriti tanto quanto gli altri. E tutti si aspettavano un’opposizione verso i cristiani, da uno come me, che dovrebbe essere musulmano…”

 

Quello che più mi è dispiaciuto è stato leggere alcune reazioni sui social di miei connazionali, dove il razzismo espresso ha messo in evidenza l’ignoranza che aleggia sulla nostra penisola. Vorrei dire solo una cosa: io ho amici e colleghi mussulmani: hanno paura e sono preoccupati come me. Chi confonde i terroristi con i mussulmani non ha capito molto, e dovrebbe riprendere in mano i libri di storia. Qui, come si sa, la convivenza è normalità. Spero che non cambi mai…

 

Dato che la guerra è arrivata in Europa dovresti rientrare, mi dicono tutti. A dire il vero, siete in guerra da diverso tempo, da quando la Francia ha annunciato i bombardamenti in Iraq e Siria”

 

Si cerca di andare avanti e tutti hanno ripreso le varie attività lavorative, com’ è giusto. Non si può dire che si respiri la libertà e la spensieratezza di sempre, ecco… L’altra sera (domenica scorsa) dei movimenti di panico hanno causato delle fiumane di gente che si sono riversate nella strade e in Place de la Republique. Mio fratello Alexandre con la sua ragazza erano nel dehor (all’esterno) di un bar. Sono stati travolti da tutti. Sono andati a nascondersi in cucina con il resto delle persone entrate nel bar, ma, nel farlo, la sua ragazza è caduta sui vetri rotti dei bicchieri che tutti hanno travolto entrando…

 

“Si va ai reading e si leggono più libri, di nuovo, Hemingway, ma anche Brecht, Zola, Rilke. In settimana stiamo pensando di organizzare da Billy una lettura collettiva e pubblicheremo l’evento su Facebook…”

 

“C’è preoccupazione ovviamente, ma Parigi continua a vivere, anche se in questa settimana si è visto un calo nel lavoro e fa strano vedere poca gente in giro, soprattutto la sera (complice anche il freddo di questi giorni) ma non è preciso dire che la gente è chiusa in casa. Non ho amici musulmani con cui mi sono potuta confrontare, ma posso dire che i francesi (popolo, giornalisti, etc.) hanno puntato il dito contro questi barbari perché è di questo che si tratta, di persone malate e cattive. Comunque qui c’è più consapevolezza del fatto che serate come il 13 novembre possano accadere visto che la Francia è in guerra. A me personalmente fa riflettere pensare che il ragazzo morto nel blitz di St.Denis è stato riconosciuto da un passante mentre lui era tranquillo al bar a bere un caffè e che le persone intorno a lui non lo hanno denunciato”

 

I musulmani sembrano guardati con più circospezione nelle piazze. Nonostante ciò sui plateau télé si vedono muezzin e vari rappresentanti della comunità islamica invitati che sono ben accolti e che condannano i fatti categoricamente dicendo che non rappresentano assolutamente l’islam…Infatti la condanna deve arrivare non solo da europei ed occidentali, ma anche e soprattutto dai musulmani, dalle persone della loro stessa religione. Questo ha un peso diverso

 

Vivo nella strada parallela a quella del Bataclan. Ho pensato che i terroristi potessero salire fin su casa mia, prendere ostaggi negli apparts, che arrivassero fucilate dalle finestre… Continuavo a seguire con orrore la tv e rispondevo a tutti dicendo che ero a casa. Ho sentito chiaramente le due esplosioni, gli elicotteri, le sirene…inutile dire che la notte ho avuto gli incubi e il giorno dopo il primo impeto é stato quello di uscire e fare la spesa. Faccio la spesa ogni sabato e volevo continuare a fare le cose che facevo sempre. Uscire e vedere la mia via calma mi ha fatto quasi impressione. Ma vedere poi la rue Oberkampf piena di gente come sempre, al supermercato le solite persone del sabato che sorridevano, che vivevano la vita normalmente mi ha dato davvero fiducia, forza. Continuo a non guardare la tv…

 

Noi continuiamo a bere vino francese, guardarci negli occhi e fare l’amore…parce que c’est pour nous protéger les fleurs et les bugie. Ici c’est Paris” (perché servono a proteggerci, i fiori e le candele. Questa è Parigi)

 

Anche se non incolpo i musulmani che conosco né l’Islam in generale, è ovvio che è dall’estremismo religioso che proviene tutto questo. Per come la vedo io, l’Isis è prodotto dell’Islam come il Ku Klux Klan è stato il prodotto del cristianesimo

 

Ho ripreso ad andare nei bar e sono andato apposta a pranzo al bistrot vicino a dove lavoro, a Belleville, perché adesso non so perché ho più voglia di vivere. Comunque, più del solito. Qui a Belleville (quartiere cinese) le comunità vanno avanti bene e c’è una forte integrazione. Invece nelle banlieu (periferie) non ce n’è mai stata molta, e questo è uno dei motivi di scontento di chi ci vive…penso che una soluzione sia provvedere a compattare tutte le nostre comunità, a Parigi non esiste solo la Francia, ma dopo questi attentati rischia di andare tutto all’aria

 

“Stato di emergenza e chiusura delle frontiere. Non si sa più se sia la Città dei lumi o la Città delle ombre.”

 

Parigi è una città forte, una capitale europea. Vedo molta gente riprendere ad andare in locali che propongono Burlesque e spettacoli di colore, anche turisti, come reazione ai lutti cercano il divertimento parigino, come prima delle altre guerre”.

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