Bari – Una famiglia ha accolto l’appello del Comune e ha dato ospitalità tra le proprie mura domestiche a un diciottenne arrivato dal Gambia attraverso la Libia, dove aveva subito torture. Nell’intervista rilasciata a La Repubblica, la donna, che con la propria famiglia ha deciso di ospitare il ragazzo, spiega:

“Ho deciso che volevo fare qualcosa da quando ho visto le immagini di quel tragico naufragio di due anni fa a Lampedusa. E’ stato un imperativo categorico della mia coscienza: non è possibile che ci siano persone che hanno bisogno e nessuno le possa aiutare. Allora non sapevo a chi chiedere e ho mandato mail ovunque per dare la mia disponibilità. Dal ministero mi hanno anche risposto male dicendomi che non è previsto che si diano soldi a privati per l’accoglienza, ma io non avevo chiesto niente: offrivo solo mia disponibilità. Non mi sono data pace finché non ho letto dell’iniziativa pilota del Comune di Bari”.

Oggi per lei, che ha due figli universitari fuori sede, il ragazzo è diventato, secondo quanto ha riferito, “un terzo figlio“. Aggiunge:

“Vogliamo ospitarlo finché non si renderà indipendente. La prima cosa che abbiamo fatto è mandarlo a scuola per imparare l’italiano, siamo partiti con l’alfabeto e le figure come alle scuole elementari. E poi i vestiti: il ragazzo è molto alto, non avevamo indumenti adatti ma tanti amici ci hanno donato gli abiti”.

A chi le dice che stanno facendo qualcosa di importante, risponde:

“Penso di essere io quella che sta ricevendo qualcosa. Vedere un ragazzino che ti sorride fa stare bene. Prima o poi andremo in Gambia con lui”.

Fonte:

La Repubblica

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