Uno squarcio d’azzurro-
Una pennellata di grigio-
Qualche chiazza scarlatta per via,
compongono un cielo alla sera-
Un po’ di rosso – passato in mezzo-
Dei calzoni rubino messi in fretta-
Un’onda d’oro-
Una sponda di giorno-
Ecco chiazzato il cielo al mattino

[Emily Dickinson, Tutte le poesie, a cura e con un saggio introduttivo di Marisa Bulgheroni, 1997, Arnoldo Mondadori Editore, Milano; n. 204]

I colori del cielo alla sera e al mattino sono i protagonisti di questa breve ma profonda lirica della Dickinson. La poetessa, affascinata da questo spettacolo naturale, utilizza alcune metafore sorprendenti: innanzitutto quella della tavolozza di colori, che lascia intravedere il Pittore per eccellenza. Poi quelle, più adombrate, dell’acqua e dei vestiti, come se il cielo fosse un mare infinito o un ragazzo che ha fretta di cominciare la giornata.
L’azzurro, il grigio e il rosso: colori più cupi alla sera nel cielo di Amherest, cittadina del Massachusetts, quando Emily dalla sua stanza osservava il trascolorare dei giorni, dei mesi, degli anni che lei aveva deciso di dedicare interamente alla poesia e alla famiglia.
Più lucente il mattino, quando i termini utilizzati dalla poetessa richiamano la preziosità di elementi orientaleggianti: il rosso porpora, l’oro, il rubino. La poetessa pur nel suo isolamento, o forse proprio per questo, riesce a cogliere con rara intensità la bellezza nascosta della quotidianità, perché ogni giorno ha la sua perla preziosa. Ce lo fa intuire lei stessa nella poesia 1772, dove afferma: “Non fatemi aver sete con il vino alle labbra, né mendicare con la ricchezza in tasca”. E’ un suggerimento da cogliere: la vita offre tutto ciò che serve per essere felici, anche quando è vissuta nell’umiltà e nel nascondimento.

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