Foggia. “Caro Siddo sarai sempre nei nostri cuori,

ti ricorderemo per la tua forza, la tua gentilezza, disponibilità e amicizia. Ci lasci senza un ‘ciao’ ma il tuo sguardo profondo sarà la carezza per tutti noi
Ti vogliamo bene. La tua famiglia CRI,

Il Presidente, il direttivo e tutti i volontari del Comitato di Foggia”. Questo il saluto su facebook della Croce Rossa di Foggia a Siddou Oumarou Mamane che come volontario lavorava presso la struttura e dove aveva trovato accoglienza e punti di riferimento. Era molto attiva la vita del giovane di 32 anni che 5 anni fa era arrivato in Italia dal Niger chiedendo asilo politico. A 14 anni aveva lasciato il paese d’origine per arrivare in Libia, conosceva l’arabo, il francese, lo spagnolo, l’inglese e i dialetti africani. “Voleva imparare il cinese” dice Laura Longo che svolge il servizio civile presso la Asl dove ogni settimana Mamane portava per la visita i ragazzi del Cara. Abitava proprio alle spalle della struttura, in casa da solo. E’ la zona dove è stato trovato in fin di vita.

Lavorava come mediatore culturale al Cara di Borgo Mezzanone di cui era stato anche ospite: “Siccome sono tutti stranieri- dice Samira Chahbane sua collega- qui siamo visti come fratelli, quando c’è un problema con il tribunale o nel campo si rivolgono a noi, si sentono più protetti. Aveva tanti amici, una fidanzata italiana sua coetanea che fa l’avvocato, studiava per avere il diploma e laurearsi, questa morte è strana. ”. In tutto sono una trentina i mediatori culturali a Foggia, 10 nel Cara e altri presso associazioni che si occupano di interculturalità. E’ rimasto in agonia per 15 giorni in ospedale: “Gli amici l’hanno accompagnato a casa alle due di notte, lui non beveva tranne la solita pizza con gli amici e la birra, una persona serena, motivata. Mentre era in ospedale è stata organizzata una colletta per far venire qualche familiare in Italia ma servono anche i soldi per il funerale. So che la Cri ha avviato una pratica per ottenere un visto d’ingresso in Italia per il fratello, ma non so a che punto sia”.

margherita di marco – fg
margherita di marco – fg

Il suo ricordo al Cara
Margherita di Marco, membro della commissione territoriale del Cara, posta questo ricordo sulla sua pagina facebook: “Nel mio Paese, dottoressa, abbiamo rispetto per le donne. Io non capisco come si possa maltrattare una donna, torcerle anche solo un capello… Siete preziose, un uomo non diventa tale senza una donna. Una donna è una madre, una sorella, una compagna… Sapete dottoressa, io nella vita ne ho viste tante, ma da quando sono qui, sono a casa. Dico sempre ai ragazzi di non sfruttare male questa chance, di provare a ricominciare. Parlo tante lingue, sapete? Sto frequentando una scuola serale, vorrei prendere il diploma e poi, chissà… Io non mi fermo mai”. E aggiunge: “Ripensare a queste parole, a quella luce sicura e determinata negli occhi, all’entusiasmo, al coraggio, l’educazione e la gentilezza d’animo, oggi fa veramente male. Qualcuno o qualcosa ha fermato la tua corsa. Non so se sia stata la mano di un uomo crudele e di ghiaccio o una imperdonabile fatalità. So soltanto che ho tanta tristezza nel cuore,troppa. Ragazzo, ora che non ci sei più spero solo una cosa: che venga fatta luce su questa storia. La fredda terra non era posto per persone come te, aggrappate alla vita.

Molti giovani avrebbero qualcosa da imparare, da te. Spero che un giorno qualcuno gli racconterà di quel nigerino che fu un tale esempio di onestà e rispetto, tanto da essere benvoluto da tutti; di quel giovanotto che, oltre ad essere riuscito a trovare un lavoro, amava aiutare gli altri, tanto da far parte della Croce Rossa come volontario.
Che la terra ti sia lieve..”. Ciao, Mamane.

(A cura di Paola Lucino, Foggia 10.01.2017)

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