La depressione sembra, alla luce degli ultimi dati, una problematica in crescita in tutto il mondo: dal 2005 al 2015 si è registrato un aumento del 18,4% dei casi. Lo rileva l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Ne soffrono ben 322 milioni di persone, circa, cioè, il 4,4% della popolazione mondiale, in percentuale maggiore le donne (5,1%) rispetto agli uomini (3,6%).

Si può manifestare, com’è noto, con sintomi come tristezza costante, demotivazione, bassa stima di sé, ma anche scarso appetito, sonno disturbato, senso di apatia e difficoltà a concentrarsi. Nel 2015 questo male ha condotto al suicidio ben 788.000 persone nel mondo, attestandosi addirittura come seconda causa di morte tra i giovani tra i 15 ed i 29 anni di età.

Colpisce, inoltre, con particolare frequenza i cosiddetti “caregiver“, chi, cioè, si sta prendendo cura di un ammalato: secondo uno studio condotto presso l’Università di Medicina del Missouri quasi un quarto degli appartenenti a questa categoria soffre di depressione, mentre un terzo di disturbi d’ansia.

“La tristezza e la preoccupazione verso un familiare ammalato o in fin di vita sono sentimenti attesi e spesso presenti, mentre depressione o ansia sono sintomi differenti e non dovrebbero essere presenti” ha sottolineato la Dott.ssa Debra Parker-Oliver, principale autrice dello studio, aggiungendo che: “più i caregiver sono giovani, più alte sono le probabilità che essi siano depressi o ansiosi. Ma non solo, si è anche scoperto che i livelli depressivi sono più alti se ci si occupa di un parente affetto dal morbo di Alzheimer.”

Come ha rilevato l’Oms, purtroppo solo la metà di chi è colpito da depressione ha accesso a cure e trattamenti adeguati e la proporzione che cala fino a raggiungere il 10% in paesi particolarmente poveri.

Di qui la scelta di dedicare alla problematica la prossima Giornata mondiale della Salute, celebrata il 7 aprile prossimo, allo slogan “Depressione, parliamone” (Depression: Let’s talk). Per incoraggiare chi ne soffre a parlare della propria esperienza e cercare aiuto.

 

 

Fonti: State of Mind

Ansa

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