Maria Paola de Luca, foggiana, affermata cantante lirica, è fondatrice e direttore artistico del Concorso Lirico Internazionale ‘Umberto Giordano’ di Foggia, giunto quest’anno alla sua diciottesima edizione, che avrà luogo, nell’omonimo teatro, il 30 e 31 maggio prossimi. [Leggi anche: “Io e Giordano: storia di un grande amore“]

Maestro, come procedono i preparativi

PH: http://mariapaoladeluca.com/
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Davvero alla grande e si registra una risposta alta, in termini di adesioni, anche dall’estero: Giappone, Cina, America Latina, Europa dell’Est, Islanda. Alla Cina ci lega, in particolare, un grande progetto, denominato ”Turandot”, che si pone come obiettivo quello di aprire le porte delle istituzioni artistiche e musicali italiane agli studenti cinesi che vogliano venire a studiare in Italia, producendo un importantissimo interscambio culturale: dalla Cina provengono bravissimi giovani cantanti. Il Concorso rappresenta un’importante opportunità per i ragazzi: hanno concorso in passato giovani cantanti provenienti da paesi di tutto il mondo, molti dei quali oggi sono diventati grandi artisti. Uno dei vincitori della scorsa edizione del Concorso, il giovane basso Antonio di Matteo, oggi si esibisce nei più importanti teatri italiani.

Quali saranno le novità di quest’anno?

In questa edizione del Concorso ci saranno due novità. La prima è che sarà articolato in due sezioni, una destinata ai giovani cantanti fino ai 25 anni (sezione ‘Young Singers’), l’altra a quelli dai 26 anni in su (sezione ‘Senior Singers’). Questo per aumentare le chance di vittoria dei più giovani, che negli anni passati, pur essendo molto bravi, si trovavano, talvolta, a competere con gente professionalmente più matura perché più adulta, confrontandosi su un repertorio impegnativo, nel quale la maturità conta. Il miglior esecutore della sezione ‘Young Singers’ sarà premiato con una borsa di studio del valore di 500 euro offerta da Francesca Rinaldi, bravissima cantante lirica manfredoniana. Ci sarà poi il consueto premio intitolato a Umberto Giordano, donato dalla Confcommercio di Foggia. In giuria, tra gli altri, ci sarà anche una importante manager giapponese, per reclutare cantanti da portare con sé nelle produzioni in Giappone. La seconda novità è che si farà la finale nel corso del concerto di gala, che fino all’anno scorso era riservato solo ai vincitori. Da quest’anno vi si esibiranno tutti i finalisti, di fronte alla commissione e al pubblico.

Come definirebbe il panorama italiano del canto lirico in questo momento storico? La tradizione italiana dell’opera mantiene, all’estero, il suo prestigio?

La situazione attuale in Italia non è affatto rosea per il nostro settore, in particolare per il teatro dell’opera: si risente molto del fatto che il governo non è proteso nei confronti della cultura, come non lo è anche nei confronti di altri settori, come l’istruzione e la sanità. Si tratta, invece, delle colonne portanti di un paese. Automaticamente il settore che soffre di più è quello culturale che, secondo la logica più spicciola, “non fa fare soldi a nessuno”. Di conseguenza la situazione lavorativa all’interno dei nostri teatri è molto difficile. In passato esistevano contratti che garantivano uno stipendio all’interno di orchestre, cori, corpi di ballo – parliamo di teatri importantissimi –, oggi esistono solo contratti a produzione: coro, orchestra e quant’altro lavorano per una ventina di giorni, dopodiché il rapporto lavorativo cessa. Ciò rende più difficile, per i giovani che escono oggi dai conservatori, affermarsi professionalmente. Proprio perché la situazione non è rosea si cercano opportunità all’estero: portare una produzione del tutto italiana – per quanto riguarda non solo i cantanti, ma anche l’orchestra, la direzione, la regia -, in Giappone, per esempio, è, non solo, di grande prestigio, ma è anche un modo per mantenere viva la tradizione culturale e musicale italiana. Siamo conosciuti in tutto il mondo, moltissimi vogliono venire a studiare l’arte, la cultura, la tradizione musicale italiana, e portano con sé anche le tradizioni dei loro paesi in un arricchimento culturale reciproco.

Ma bisogna lottare per mantenere viva una iniziativa come questa – ammonisce – anche nell’ambito della città stessa, dove c’è un teatro che, avendo riaperto dopo dieci anni di chiusura, è attualmente molto richiesto. A giusta ragione le istituzioni cercano di aprirne le porte, di ‘riempire’ un contenitore culturale che, non potendo più giovarsi dei fondi per fare la ‘grande lirica’, deve comunque rispondere alla domanda di un pubblico che ha voglia di andare a teatro. Contrastare manifestazioni ed eventi culturali importanti come il Concorso Lirico ‘Umberto Giordano’ significa non volere il bene della città; il Concorso è l’unico e il solo, non è possibile proporre o realizzare qualcosa che sia simile e chiamarlo in un altro modo. Ripeto, bisogna lottare per far sì che Foggia possa continuare a essere sede di un’iniziativa culturale di tale rilevanza, ben riconosciuta all’estero, fonte di opportunità preziose per la città e per i giovani. Non dobbiamo lasciarcele sfuggire.

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