La Costituzione è nata per garantire il massimo di convivenza democratica, e la scelta del bicameralismo perfetto è motivata con le difficoltà di un paese che usciva dal fascismo e provava a “entrare nella democrazia”. Fu Costantino Mortati, uno dei costituenti più citati in questi giorni, a parlare addirittura del rischio della “dittatura di una sola assemblea”. Tanta era la paura! Democristiani, socialcomunisti e anche postfascisti, presenti nei gangli più delicati dello Stato, non si fidavano reciprocamente. La guerra, l’occupazione, la resistenza, la repubblica di Salò lasciavano scie di sangue e le ricostruzioni ancora oggi delle tragedie di quegli anni, testimoniano quanto fosse viscido e pericoloso quel periodo.

Se avessero detto ai Padri Costituenti che a distanza di settanta anni la Costituzione sarebbe rimasta uguale si sarebbero meravigliati. E più di uno avrebbe riso. Se si leggono le testimonianze, le proposte, le votazioni a maggioranza, le mediazioni, gli articoli presentati e ritirati ci si rende conto come la sintesi fosse aperta a successive modifiche e trasformazioni.

Molti esponenti di destra e sinistra erano favorevoli al monocameralismo. La scelta delle due camere esprimeva la necessità della cautela e prudenza nella produzione legislativa. Un’atmosfera di sospetto che portò all’esercito di leva e non di professionisti e alla coabitazione di vari corpi di polizia. Il senso era questo: non ci fidiamo gli uni degli altri e allora creiamo un sistema in cui dentro ci stiamo tutti.

Il risultato è una macchinosità incredibile, la lentezza dell’apparato pubblico, e una idea di politica che è fatta solo di veti e non di cooperazione.

Nel libro – intervista “Come nacque la Costituzione” (il testo fu pubblicato nel gennaio del 1978 e quindi a 30 anni dalla chiusura dei lavori della Costituente), Umberto Terracini (presidente dell’assemblea Costituente e firmatario della Carta insieme al presidente della Repubblica De Nicola e del Consiglio De Gasperi) alla domanda: “Cosa si potrebbe escogitare per rendere più snello e rapido il lavoro del Parlamento?”, risponde: “Abolire una delle camere”. L’intervistatore, Pasquale Balsamo di Foggia (era stato giovanissimo partigiano e uno degli attentatori di via Rasella), dice: “Faccio finta di non avere sentito e torno a chiederti, per snellire l’iter parlamentare delle leggi non si potrebbero convocare insieme le due camere…”. Terracini esclude questa e altre possibilità. A Balsamo che riporta un esempio utile di bicameralismo, Terracini risponde netto: “hai scelto male l’argomento per sostenere la tesi a favore del bicameralismo”. Balsamo è costretto a chiedere: “Bene. E quale delle due camere sopprimeresti?”. “Ma il Senato, naturalmente. Per tradizione è stata sempre la meno rappresentativa”.

Si deve ricordare che la Riforma della Costituzione non riguarda la Parte Prima (i Principi Fondamentali) e nemmeno la Parte II, relativa ai Diritti e ai Doveri e cioè alle norme sulla libertà, la tolleranza, la democrazia, la solidarietà. Queste due parti (è la Costituzione che qualcuno definisce la più bella del mondo) non si cambiano, ed è vero che sono ancora da attuare. La Riforma riguarda la parte III, l’Ordinamento della Repubblica.

Il testo della Riforma costituzionale oggetto del Referendum sarebbe giusto leggerlo; e non è vero che è illeggibile. Il bicameralismo è presente in Germania (il Bundesrat è composto da 69 delegati dei Lander) e negli USA (il Senato è formato da 100 senatori, 2 per ciascuno dei 50 Stati), due paesi giunti all’unità attraverso la federazione di stati preesistenti.

La camera delle autonomie (Senato) è un nuovo organismo, che ha la priorità di portare i territori all’attenzione nazionale ed europea, di raccoglierne esigenze, bisogni, ipotesi di sviluppo. Ecco perché può essere uno strumento utile per le Regioni del Sud, che devono fare rete, mettere insieme idee di futuro, dare voce e visibilità a una Italia mediterranea. E’ ormai assodato che saranno gli elettori a individuare coloro che ne faranno parte. La riforma è un punto di inizio e prevede passi successivi. Forse la creazione di macroregioni, più in linea con la estensione delle regioni europee. Insomma una Riforma che apre nuovi scenari. Anche nei rapporti tra Stato e Regioni. E’ un salto. Nel vuoto?… Solo sull’altra sponda, oltre il pantano, nel quale ci troviamo, e oltre la paura.

Peccato che a Manfredonia una discussione di tutti gli aspetti di questa importante consultazione non è stata possibile farla, perché l’amministrazione e il Consiglio comunale hanno compiuto la scelta (scorretta a livello politico e istituzionale) di indire nello stesso periodo un referendum consultivo cittadino.

(A cura di Paolo Cascavilla, fonte futuri paralleli.it)

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