Manfredonia. Quando il vescovo di Lecce Domenico D’Ambrosio chiede e invoca un intervento di recupero dell’antica abbazia di Kalena, lo fa pensando ai turisti? Quando Serricchio chiedeva di “scavare” l’anfiteatro, era solo per offrire un nuovo prodotto ai visitatori esterni? Perché le Università straniere hanno fatto ricerche in luoghi lontani, quella di Roma a Coppa Nevigata, quella di Norimberga a Monte Sacro? Perché un pool di Università italiane e straniere hanno condotto ricerche in Tanzania, ancora sulle tracce della nostra progenitrice Lucy? Credo che lo abbiano fatto perché sono presi dall’ebrezza di conoscere e portare alla luce reperti e segni che rappresentano la memoria, il legame e il dialogo con il passato, tracce di una storia che viene da lontano. Dissotterrare i resti e le rovine per scoprire forme di umanità nascosta. Nel caso di Lucy (la notizia è di questi giorni), le orme ritrovate probabilmente modificheranno l’immagine che abbiamo di noi stessi: i nostri progenitori non sono più monogami, ma, come i gorilla, poligami.

Una intera città (Siponto) è stata demolita per costruire le case, le mura e il castello di Manfredonia. Il prelievo fu effettuato da parte degli abitanti per le case private e dalla curia angioina per costruire mura e castello. I Veneziani hanno portato via i pezzi di maggior pregio. I marmi della casa dello zio di Manfredi furono trasferiti a Barletta per un monumento funebre importante. Tra Ottocento e Novecento sono state distrutte le porte storiche e “nascoste” le mura. Negli anni Settanta del ‘900 è stato “rovinato” per sempre il Centro storico, la chiesa S. Francesco è “assediata” da palazzi di 7 piani, distrutta l’armonia di piazza Duomo e la struttura viaria con “l’arricchimento” della facciata laterale del Duomo. La struttura urbana è la vera e grande eredità di Manfredi, che fin dalla fine del XIII secolo ha suscitato ammirazione in tutti i visitatori. Una furia “modernizzatrice”, dettata da ignoranza e arroganza, un vero e proprio saccheggio, operato una quarantina di anni fa! (Cfr Manfredonia, Forma e struttura del centro storico, a cura di Leonardo Rignanese)

Definire il rapporto tra la città e il patrimonio culturale è difficile. I Beni culturali devono entrare in relazione con la società e devono cogliere le sfide di oggi: il potenziale dei media che amplia i bacini di utenza; l’innovazione della comunicazione; l’accessibilità e l’inclusione di tutte le persone svantaggiate e finora escluse. Nessun rimpianto per la cultura con la C maiuscola, ma non può nemmeno prevalere l’ottica utilitaristica.

E’ legittimo chiedere a cosa serve un prodotto artistico. A cosa servono gli ipogei (ci sono anche quelli abbandonati che si trovano nella pineta), la basilica, le torri? A divertirci e produrre ricchezza? Anche. Sono, però, Beni Comuni e non dobbiamo mai dimenticare che sono stati a noi affidati per prendercene cura e trasmetterli alle generazioni future. La straordinaria ricchezza storica e architettonica di Monte S. Angelo, l’abbazia di S. Leonardo, Il parco archeologico di Siponto, Monte sacro… non sono tante singole opere uniche e neanche un museo a cielo aperto. Costituiscono tutte “un organismo vivo, un ambiente culturale”, in cui natura e arte sono legate insieme. Ora i nuovi Comparti edilizi si proiettano su Siponto e ricordano la valle dei templi di Agrigento. L’ultima insegna toponomastica (verso Foggia) è “viale dell’anfiteatro romano”. Una beffa o una idea di dominanza? Il nuovo che invade l’antico, che sarà portato alla luce e protetto solo se produrrà soldi?

A cosa servono, quindi? A diventare più umani, a essere cittadini, a capire più il nostro tempo e le nostre responsabilità. Le opere d’arte del passato possono parlarci se riusciremo a ricomporle in un’unica e complessa storia culturale. E questo è il compito della scuola e delle istituzioni culturali. Un percorso di alfabetizzazione in città (e sono tante nel Sud) che non hanno avuto una tradizione civica di rispetto e di cura. Una sorta di nuova cittadinanza che fa della cura del patrimonio culturale e del paesaggio l’impegno prioritario.

(A cura di Paolo Cascavilla, fonte www.futuriparalleli.it)

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