Il DDL Cirinnà è un disegno di legge che prevede il riconoscimento giuridico delle coppie formate da persone dello stesso sesso e dei diritti delle coppie di fatto.

Consiste una prima parte che introduce l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso e in una seconda che reca una disciplina della convivenza di fatto per inserire all’interno dell’ordinamento legislativo esistente i cambiamenti relativi a diritti e doveri delle coppie conviventi, omosessuali o eterosessuali che siano. Non si tratta, quindi, di un’apertura al matrimonio per le coppie omosessuali, ma della costituzione di una specifica formazione sociale.

Se il disegno venisse approvato

Le coppie legate da unione civile, anche quelle costituite da individui dello stesso sesso, si impegnerebbero, come le coppie sposate, alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione, con entrambe le parti tenute, in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni. I soggetti dell’unione sarebbero, inoltre, liberi di scegliere il regime patrimoniale da adottare e di decidere di assumere un cognome comune.

I conviventi di fatto potrebbero:

  • in caso di malattia o di ricovero avere diritto reciproco di visita, di assistenza, di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di organizzazione delle strutture previste per i coniugi e i familiari;

  • designare il proprio convivente come rappresentante sia per le decisioni in materia di salute, in caso di malattie che comportino incapacità di intendere e di volere, sia per le disposizioni, in caso di morte, relative al funerale e alla donazione degli organi;

  • in caso di morte del convivente proprietario dell’abitazione di comune residenza, aver garantito il diritto di continuare ad abitare nella stessa casa per due anni o per un periodo pari alla convivenza (comunque non oltre i cinque anni). Se nella casa vivessero anche figli minori o disabili del convivente superstite, quest’ultimo avrebbe diritto di continuare ad abitarvi per un periodo non inferiore a tre anni (tranne nel caso in cui cessi di abitarvi stabilmente oppure in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova convivenza di fatto);

  • avere facoltà di succedere nel contratto di locazione della casa di comune residenza in caso di morte del conduttore convivente di fatto o di suo recesso dal contratto;

  • nel caso in cui l’appartenenza a un nucleo familiare costituisca titolo o causa di preferenza nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, di tale titolo o causa di preferenza godere in quanto conviventi di fatto;

  • se un convivente di fatto prestasse stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro, ottenere una partecipazione agli utili dell’impresa familiare e ai beni acquistati con essi, nonché agli incrementi dell’azienda in rapporto al lavoro prestato (tranne i casi di partecipazione in forma societaria e come lavoratore dipendente)

  • avere gli stessi diritti spettanti alle coppie sposate nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario.

e le adozioni?

L’articolo più controverso del disegno di legge è proprio quello che riguarda la cosiddetta “stepchild adoption”, cioè l’estensione della responsabilità genitoriale sul figlio del partner: se il disegno di legge venisse approvato sarebbe possibile la cosiddetta adozione “non legittimante” del figlio del o della partner ma non l’adozione legittimante, quella cioè, di bambini che non siano siano già figli di uno dei o delle componenti della coppia. Con l’adozione non legittimante chi adotta non acquista diritti successori nei confronti dell’adottato, pur assumendo tutti i doveri genitoriali nei confronti del figlio.

Se la convivenza cessasse

il giudice si esprimerebbe sul diritto del convivente di ricevere dall’altro quanto necessario per il suo mantenimento per un periodo in proporzione alla durata della convivenza. Egli potrebbe, in alcuni casi, anche stabilire il diritto di un convivente di ricevere dall’altro gli alimenti per un determinato periodo di tempo.

Il testo del DDL

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