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Cause e conseguenze

Dovendo aver cura dei bambini, meno autonomi che nella scuola primaria, in una maniera ‘materna’ va da sé che il mondo dell’infanzia sia un mondo prettamente femminile. E le donne, che, specie al sud, sono ancora le principali detentrici anche della cura familiare, non riescono a rapportarsi con la flessibilità lavorativa che il sistema richiede loro.

“A pagare l’incompetenza delle decisioni sono le famiglie: se un insegnante assegnato in un’altra provincia porta i suoi bambini con sé ottiene l’ovvio effetto di spezzare la famiglia, proprio come se li lasciasse con il partner. Oltre al fatto che la differenza negli affitti e il carovita superiore al nord agirebbero negativamente sull’economia domestica”

Spostamenti e cambiamenti continui: una flessibilità enorme richiesta ai lavoratori, che però non viene sostenuta correttamente dal punto di vista normativo, né si riescono a prevedere delle efficaci compensazioni sociali.

In quale modo pagano invece i bambini?

“In termini di discontinuità: se è vero che i supplenti ci sono sempre, è vero anche i bambini non vengono seguiti come dovrebbero, è difficile registrare i loro progressi perché seguono un metodo sempre diverso”

Alla discontinuità didattica e psicologica, dovuta al ruolo dell’insegnante dell’infanzia che può cambiare spesso, si aggiunge una riflessione fondamentale: “L’infanzia costituisce la base dell’individuo, fonte anche di una serie di problematiche che vanno prese in tempo, perché dopo è troppo tardi!”

E se è vero che i primi anni di vita sono fonte di future problematiche, “è assurdo come ci venga attribuita la colpa di una formazione inadeguata, mentre poi noi insegnanti dell’infanzia contiamo così poco nelle scelte del governo. La sola intenzione è quella di esibire i numeri in Europa per evitare la multa. Del malcontento che, poi, regna in Italia, il governo non si è preoccupato”.

Perché allora scegliere l’infanzia?

“Per amore. Abbiamo entrambe un diploma di ragioneria (affiancato in seguito da un diploma magistrale ndr) ma io, appena diplomata, scelsi subito scienze dell’educazione infantile” ci dice Alessandra “È un lavoro che offre delle soddisfazioni enormi, siamo maestre-mamme e vediamo i progressi dei bambini che educhiamo giorno dopo giorno”

E a proposito del cambiamento generazionale e del nuovo rapporto con bambini più aggressivi e genitori in posizione di accusa è Tina a chiudere il discorso: “La generazione sta cambiando, i genitori anche. Ma il mondo dell’infanzia no, i bambini sono puri, è un mondo vergine. Che peccato è rovinarlo?”

Nuovo bando e nuove problematiche

Da pochi giorni è uscito il bando del nuovo concorso a cattedra  che prevede per l’infanzia 6933 posti (e 304 di sostegno ndr) divisi tra le varie regioni. Alessandra e Tina rimarcano anche la natura del problema, cioé il fatto che ogni classificato, che sia tfs, pas, idoneo, etc. abbia le sue proprie ragioni: “Quello che noi insegnanti ci chiediamo è il perché di un nuovo concorso per soli abilitati, in quanto le gae sono piene di insegnanti già abilitati, o con un precedente concorso, o con i vari corsi abilitanti. Questo vale soprattutto per l’infanzia, dove le gae sono piene, ma nelle altre cdc si consideri che il governo ha fatto abilitare tantissimi laureati tramite tfa e pas, che sono percorsi molto onerosi. A che pro far partecipare queste persone a un nuovo consorso, considerando che il numero dei posti messi a disposizione per queste abilitazioni venivano calcolate in base al bisogno e, quindi, erano a numero chiuso?”

Così come non è stato previsto il potenziamento della fase c, che avrebbe potuto smaltire le graduatorie, come nelle scuole elementari.

Per risolvere la delicata situazione, un nuovo piano è entrato in fase di proposta: il cosiddetto 0-6. Tuttavia, le insegnanti della scuola dell’infanzia, messe in attesa, non sono tutte favorevoli al piano. “Finiremmo nelle mani dei comuni, attraverso cooperative e associazioni, si privatizzerebbe l’infanzia e sarebbe la fine di questo mondo.”

Ad essere giudicata è anche la ‘frettolosità’ del piano, che uscirà ad aprile e che prevede il sostenimento degli orali a luglio. Ma per gli insegnanti che già lavorano e non sono più in tenera età i tempo troppo ristretti da destinare allo studio risultano un intralcio e una difficoltà, più che una vera risorsa.

“Si tratta di un piano costosissimo per via delle spese dei bambini tra 0 e 3 anni. I soldi previsti non ci sono. Abbiamo richiesto un tavolo di confronto a Foggia, ma i sindacati sono inascoltati. È considerato un concorso-truffa e su facebook si parla già di coinvolgere gli avvocati. Non si può pensare di risolvere il precariato facendo entrare altra gente

Tina Giordano e Alessandra Riontino
Tina Giordano e Alessandra Riontino

 

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