Pianeta futuro: La nuova donna cinese
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Bari. In questo tempo sbandato, gennaio 2016, arriva il documento della Corte dei Conti Sezione centrale di Roma. Ecco: ”Progetti ambientali in Cina. Programma Sicp: sino italian cooperation for environmental protection”, localizzati in 31 regioni e province e distretti municipali. L’indagine, presidente Gaetano D’Auria e relatore Angelo Ferraro, verte sulle iniziative messe in opera dal Ministero dell’Ambiente negli anni 2000-2014. Ricostruiti i numerosi programmi avviati o conclusi tra Governi italiani e Istituzioni cinesi. Il denaro elargito dal Ministero è stato superiore ai 320 milioni di euro–più 165 milioni di cofinanziamenti con altri enti e soggetti terzi–“… decisamente più elevato di quello risultante dalle relazioni ufficiali:185 milioni”. Tre i canali di erogazione dei soldi : a) trasferimento dei fondi a Ice(istituto commercio estero)-Agenzia ;b)procedure di accreditamento diretto dei contributi su conti bancari e/o fidi fiduciari esteri;c) meccanismi di finanziamento attivati presso istituzioni finanziarie come la Banca Mondiale.

La gestione della cooperazione italo-cinese e ,in particolare, i finanziamenti pubblici distribuiti, “… ha evidenziato –scrivono i Giudici—rilevanti criticità e anomalie”. Per esempio, il trasferimento dei contributi su conti correnti o Fondi fiduciari amministrati esclusivamente dai cinesi ha consentito, a quest’ultimi, di gestire appalti e di svolgere pagamenti(anche a consulenti italiani) senza alcuna possibilità di controllo da parte del Ministero italiano. In merito ai Fondi fiduciari(trust fund), costituiti in strutture finanziarie internazionali con risorse monetarie italiane, si riscontra che di essi esiste traccia documentale solo parziale riconducibile alla Banca Mondiale. E’mancata qualsiasi attività di monitoraggio sulla specifica destinazione dei Fondi e raggiungimento degli obiettivi prefissati. Perplessità suscitano i costi della collaborazione resa dall’Ice-Agenzia al Ministero dell’Ambiente, considerata di qualità privatistica.Di conseguenza pagata con un corrispettivo pari al 7% delle commesse ricevute (oltre 7,3 milioni di euro), in aggiunta al rimborso delle spese generali e di quelle dedicate.

Una valutazione non positiva del Programma Sicp emerge dal report fatto dalla Commissione ispezione e verifica amministrativa interna al Ministero dell’Ambiente. Sfogliando l’incarto si legge che “il direttore generale in carica non ha emanato la direttiva di secondo livello nè delegato poteri di firma ai dirigenti, quali hanno operato secondo le indicazioni impartite verbalmente di volta in volta dallo stesso direttore generale”. Inoltre, prima della visita in Cina, ottobre 2014, del nuovo direttore generale ad interim del Ministero non si aveva “ esatta cognizione delle attività in corso di svolgimento in Cina,nè tantomeno si disponeva di una tempestiva e completa documentazione amministrativa”.

Consulenze e assistenza tecnica–a sostegno del programma Sicp o singole iniziative–sono state firmate con United nations development program,Consorzio universitario di economia manageriale delle Università di Verona, Roma La Sapienza, Calabria,Tecnimont (ora Marie Tecnimont spa), Consorzio universitario ricerca socioeconomica e per ambiente delle Università del Molise,Tuscia,Ferrara, Centro nazionale delle ricerche, Università di Bologna, Pavia,Torino,Venezia, Università Luigi Bocconi, Fondazione Enrico Mattei. La mancanza di trasparenza e di efficaci misure di controllo “…può aver favorito–argomenta la Corte dei Conti—procedure e comportamenti anomali,come nel caso dei pagamenti irregolari forniti a consulenti tecnici italiani con i proventi di un Fondo fiduciario a disposizione di Istituzioni cinesi,senza darne evidenza contabile ufficiale e con prevedibile conseguente sottrazione di materia imponibile al fisco italiano”. I Magistrati hanno inviato la relazione alla Procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei Conti sezione Lazio deputate a individuare e perseguire eventuali responsabilità emergenti dai fatti gestionali esaminati.

(A cura di Nino Sangerardi, autore del testo ‘Quello che i pugliesi non sanno’)

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