Il dg dell'Asl Foggia dr. Vito Piazzolla (ph maizzi)
Il dg dell’Asl Foggia dr. Vito Piazzolla (ph maizzi)

Manfredonia/Foggia. ”NON c’è assolutamente nulla. Per l’ennesima volta ribadisco l’infondatezza di qualsiasi voce relativa a chiusura di reparti e, in questo caso, di presidi ospedalieri”. È quanto precisa a Stato Quotidiano il Direttore generale dell’Asl Foggia, Dr. Vito Piazzolla, in seguito a segnalazioni di cittadini, e in primo luogo dallo stesso ospedale, relative al trasferimento di pazienti nelle ultime settimane dal reparto di Chirurgia del San Camillo, al Tatarella di Cerignola, ‘base’ – secondo alcuni – per una prossima chiusura del reparto del nosocomio sipontino. Una chiusura che comporterebbe, come ribadito da fonti sindacali, “la perdita della classificazione di ospedale di base e dunque la sospensione dei ricoveri”. Ipotesi “infondate” e basate sulla strumentalizzazione, come chiarisce a Stato Quotidiano il dg Piazzolla.

Piazzolla: “Permangono 4 situazioni di criticità nei presidi ospedalieri di competenza ancora irrisolte”. Per la Chirurgia abbiamo trovato un po’ di anestetisti. Ricordo a tutti che in Puglia, ad oggi, mancano circa 60 figure di questo tipo. Quei 20 che ogni anno vengono formati rappresentano dunque ‘merce preziosa’. Nessuno vuole chiudere nulla. Non possiamo ripeterlo sempre, ma proverò a ribadire le necessità vigenti e dunque le difficoltà ad acquisire nuove professionalità. Continuo con tutte le mie forze e il mio impegno a scorrere le graduatorie, anche da altre direzioni generali, fermo restando che permangono 4 situazioni di criticità nei presidi ospedalieri di competenza ancora irrisolte: rianimazione, medici di pronto soccorso, radiologi – in primis tecnici di radiologia – e ortopedici. Purtroppo non riusciamo a trovare queste figure, e ricordo come non si stia facendo distinzioni tra tempo determinato e indeterminato. Stiamo ancora cercando queste professionalità attraverso la mobilità interna. Il problema spesso deriva dalle sedi. Se si è della Provincia di Bari ad esempio mal si digerisce un trasferimento a Manfredonia. Se si è della Bat si preferisce ad esempio un incarico a Cerignola. Sono esempi, naturalmente, per far comprendere la situazione in atto”. “Non vediamo l’ora che si stabilizzi questo piano di riorganizzazione della rete ospredaliera per fare fronte ad una riorganizzazione a 360 gradi dei servizi. L’impegno che prendo – conclude Piazzolla – è quello di una efficace riorganizzazione interna: direttori di strutture complesse, e validi collaboratori, perchè la ‘filiera’ ha necessità della chirurgia, delle sale operatorie, degli anestetisti.

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Interno ospedale San Camillo di Manfredonia (SQ)
Interno ospedale San Camillo di Manfredonia (SQ)

Queste dunque le dichiarazioni del Dg dell’Asl/Fg dr. Piazzolla, mentre un uomo qualificatosi come un “ex chirurgo di Manfredonia” ha inviato stamani una “lettera – sfogo” sulla situazione del reparto in questione.

”Sono un ex chirurgo dell’ospedale di Manfredonia ormai in pensione da alcuni anni. Non mi presento in quanto essendo conosciuto questo mio sfogo potrebbe essere interpretato in maniera errata e dare adito a commenti poco piacevoli. Ho letto ultimamente le vostre testate sui problemi che attanagliano in questo ultimo periodo il nostro nosocomio. Di alcune ne ero a conoscenza per voce di popolo ma non riuscivo a comprendere i reali disagi del reparto di chirurgia che da sempre è stato il fiore all’occhiello del nostro ospedale. Sapevo dell’avvicendarsi di diversi primari ma conoscendo perfettamente gli altri chirurghi non capivo le lamentele sulla mancanza di ricoveri, interventi e urgenze. Poi sono venuto a conoscenza, con grande dispiacere, della mancanza all’interno del reparto di una unità come si dice in termini tecnici (e che unità mi permetto di aggiungere ). Un mio collega, ottimo collaboratore, eccellente chirurgo è stato sospeso (notizia confermata dal Direttore generale dell’Asl, “non si fa riferimento ad alcun caso di malasanità ma parliamo di motivi interni“,ndr).”

”Così – è scritto nella lettera del cittadino – il reparto di chirurgia ha perso uno degli elementi più validi e elemento trainante dell’intero reparto nonché come ho già detto ottimo chirurgo forse uno dei migliori che abbia conosciuto il reparto (5 le unità attualmente nel reparto, 4 a causa della citata sospensione,ndr). Oggi ciò che conta sono i numeri e stando ai numeri il reparto di qui a poco morirà. Ecco il mio sfogo: ma come è possibile che gli altri chirurghi del reparto accettano passivamente questa situazione, non si ribellano, non battono i piedi a terra e non difendono il loro reparto con le unghie e con i denti? Beh noi di ‘vecchio stampo’ l’avremmo fatto. Mi rivolgo a questo punto ai chirurghi presenti in quel reparto, a quanti svolgono il loro lavoro con l’amore e la dedizione con cui l’ho svolto io e il collega sospeso: non fate morire quel reparto che ha sempre prodotto numeri, non ha mai avuto momenti morti, non ha mai mandato indietro nessun paziente. Ricordo che il paziente se vuole il suo dottore di fiducia e non lo trova in reparto sa rintracciarlo in altri modi e sa come trovarlo. Succede ancora a me di essere fermato per delle consulenze e di seguire ancora pazienti affezionati. Grazie. Un chirurgo, un collega, un cittadino”.

g.defilippo@statoquotidiano.it

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