Orta Nova. La notizia dell’8 marzo 2017 a fine giornata: donna seduta all’ingresso di una nota farmacia del posto con in grembo una bambina chiede soldi, cibo e vestiti. “Mi chiamo Simona. Vengo dalla Romania e sono in Italia perché spero di migliorare le mie condizioni di vita“. E poi un’altra all’ingresso di un noto supermercato locale.

Sono Mariana, ho tre figli. Li vedi? Sono sempre con me. Sono piccoli. Hanno tutti meno di sei anni. Ti chiedo per loro pannolini, cibo“.

E poi ancora: “Il mio nome è Isabella. Avrei bisogno di vestiti per mia figlia. Eccola, si chiama Monica“.

Chiedo. “Ma non vorresti avere una vita diversa?”. Risposta. “Un giorno, forse”.

Chiedo ancora. “Perché non ti rivolgi alle autorità? Perché non chiedi aiuto, un lavoro?”. La risposta arriva vaga. “Non ho i documenti. E possono darmi solo qualcosa ogni tanto“.

Per loro quella dell’8 marzo è una festa? Un’occasione speciale?
Niente di tutto questo. Non sanno, anzi, cosa sia tale ricorrenza, loro.

I migranti e gli obiettivi Unesco

Eppure, la “Giornata Mondiale della Donna” resa ufficiale a livello internazionale dall’Onu nel 1977, ha come obiettivo quello di rivolgere l’attenzione di tutti proprio alle donne come loro, quelle ancora in difficoltà in un mondo apparentemente così evoluto. E il 2030 è il termine ultimo fissato per i nuovi Sustainable Development Goals (Obiettivi Sviluppo Sostenibile) dell’Onu che comprendono il raggiungimento della parità di genere e l’emancipazione femminile. Promuovere l’emancipazione della Donna è anche una priorità assoluta dell’Unesco in materia di istruzione, scienza, cultura, comunicazione e informazione.

In particolare, le donne migranti con i loro bambini non sono ormai un fenomeno limitato ad alcune aree del nostro pianeta, ma toccano tutti i continenti e vanno sempre più assumendo le dimensioni di una drammatica questione mondiale. Non si tratta solo di persone in cerca di un lavoro dignitoso o di migliori condizioni di vita, ma anche di uomini e donne, anziani e bambini che sono costretti ad abbandonare le loro case con la speranza di salvarsi rispetto a situazioni di guerra, di fame, di carestia e di trovare altrove pace e sicurezza.

Pur senza misconoscere le problematiche e, spesso, i drammi e le tragedie delle migrazioni, come pure le difficoltà connesse all’accoglienza dignitosa di queste persone, non si può evitare di riconoscere tali presenze nelle nostre comunità. “Ognuno è prezioso, le persone sono più importanti delle cose e il valore di ogni istituzione si misura sul modo in cui tratta la vita e la dignità dell’essere umano, soprattutto le condizioni di vulnerabilità, come nel caso delle donne e dei minori migranti” è il messaggio di Papa Francesco per la 103ma Giornata Mondiale e del Rifugiato 2017.
Occorre puntare sulla protezione, sull’integrazione e su soluzioni durature.

Reti capaci di assicurare controlli

La linea di demarcazione tra migrazione e “traffici illeciti” può farsi altrimenti molto sottile. Molti sono i fattori che contribuiscono a creare uno stato di vulnerabilità nei migranti: l’indigenza e la carenza di mezzi di sopravvivenza; il basso livello di alfabetizzazione; la non conoscenza delle leggi, della cultura e spesso della lingua dei Paesi ospitanti. Tutto ciò li rende dipendenti fisicamente e psicologicamente. È necessario, certamente, che gli immigrati collaborino sempre più strettamente con le comunità che li accolgono. Ma è soprattutto opportuno che si attuino collaborazioni sempre più efficaci e incisive, su iniziativa delle istituzioni, basate non solo sullo scambio di informazioni e sull’offerta di un pasto in via occasionale, ma anche sull’intensificazione di reti capaci di assicurare controlli e interventi tempestivi e capillari.

La condizione dei migranti è ancor più grave quando essi si trovano in stato di irregolarità o quando vengono assoldati dalla criminalità organizzata. In tali casi, il diritto delle istituzioni a gestire i flussi migratori e a salvaguardare il bene comune deve coniugarsi con il dovere di risolvere e di regolarizzare la posizione dei migranti, nel pieno rispetto della loro dignità e cercando di andare incontro alle loro esigenze. Tenendo presente che ogni popolo ha conosciuto fenomeni migratori che hanno portato membri della comunità ad essere stranieri in terra straniera.

Distribuzione migranti in Puglia

Nell’intera Puglia, i migranti sono distribuiti secondo il seguente quadro: il 27,4% sono Rumeni, il 19,8% sono Albanesi, il 7,8% sono Marocchini, il 4,3% sono Cinesi, il 3,4% vengono dalla Georgia. Il 51,7% di questi sono occupati, il 37% sono inattivi, il 11,3% sono in cerca di lavoro. (fonte, XXV Rapporto sui Migranti della Caritas in Italia). Come è possibile notare attraverso uno studio anche sommario e veloce, dei vari migranti presenti in territorio ortese, molti di essi sono effettivamente di origine cinese, albanese, tunisina, marocchina, rumena. Alcuni di essi non accettano probabilmente lo stato della cittadinanza preferendo vivere nella clandestinità e nella condizione di seminomadi. Ma, tra questi, è soprattutto la condizione delle donne e dei bambini che dovrebbe preoccupare e indurre ad una politica di intervento.

Non si può considerare oggi di amministrare una comunità trascurando di mirare a soluzioni finalizzate a tutelare la comunità stessa e i migranti inseriti in essa nello specifico. Non si può oggi continuare ad accettare di vedere donne che chiedono elemosina vestite in modo miserevole e con sole ciabatte ai piedi attraversare le strade della città nel freddo invernale. Bisognerebbe chiedersi se le richieste da esse effettuate sono mosse da una volontà superiore che rientra in un sistema delinquenziale di sfruttamento oppure se fanno riferimento ad una personale mancanza di volontà ad integrarsi ufficialmente in una comunità evitando di esercitare i diritti ma anche di adempiere ai doveri che questo comporterebbe.

In una giornata dedicata alla presenza nel mondo delle Donne, intese come apportatrici di Armonia – secondo le parole di Papa Francesco – e Costruttrici di Pace – come affermato dal nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – , non si può semplicemente limitare l’operato politico all’esposizione di uno striscione che inneggerebbe alla “bellezza delle donne”… La bellezza non è mai univoca e non è mai un modello, ma consiste nel valorizzare l’unicità che è in ognuno, soprattutto consiste nell’aiutare i deboli e gli ‘apparentemente inutili’ a riscoprire la loro personale bellezza. E questo è possibile solo attraverso l’attenzione, l’intervento, la ricerca di soluzioni concrete, durature, legittime nel rispetto della normativa vigente e della persona.

Struttura di accoglienza nella diocesi Cerignola- Ascoli

Nella diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano per esempio è nata una struttura dedicata ai migranti e intitolata a Santa Giuseppina Bakita, modello di riscatto e i fondi che si raccoglieranno durante la quaresima, andrà rivolti ai lavori per questa nascente realtà – come ha dichiarato il Vescovo Sua eccellenza Luigi Renna sabato 4 marzo nel corso della Stazione Quaresimale tenutasi ad Orta Nova. Anche l’Ufficio Migrantes, presente nelle Diocesi, lavora in favore dei migranti.

Il 2017 si annuncia come un nuovo anno record per il fenomeno dell’immigrazione: 1700 migranti sono già approdati sulle coste italiane il 23 febbraio nel corso di 15 sbarchi diversi e di questi la Puglia ne ha accolti il 7% (fonte, quotidiano Repubblica). L’emergenza è in corso a livello nazionale e locale. La risposta sarà inderogabile.

(A cura di Daniela Iannuzzi, Orta Nova 09.03.2017)

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