Dalla coscienza dell’origine e dell’identità rurale figlia del ‘tacco dello stivale’ italiano, alla realtà cosmopolita di una città come Barcellona, il poeta porta al mondo il messaggio di tutto il sud dell’Europa”. La prefazione all’opera dell’autore spagnolo Vicenç Llorca i Berrocal, sintetizza bene il “concetto” di Kevlar (Edizioni Sef – Società Editrice Fiorentina, 2016), raccolta di poesie che trae – simbolisticamente – il proprio titolo dall’omonima fibra sintetica utilizzata per produrre i giubbotti antiproiettile, ultima pubblicazione del poeta trentaquattrenne Antonio Bux. Domenica 23 ottobre, alle ore 19, l’autore presenta il suo libro nello spazio live della libreria Ubik di Foggia, conversando con Enrico Fraccacreta, anch’egli poeta e critico letterario apprezzato a livello nazionale. Due, pertanto, come le esperienze vissute dall’autore nato a Foggia, le parti che compongono il libro: Capitanata e altre poesie (corrispondente “alla radice” del vissuto poetico, secondo l’interpretazione di Vicenç Llorca i Berrocal) e L’oppio di Barna, dove il poeta traspone in letteratura il proprio soggiorno a Barcellona, avvenuto tra il 2007 e il 2013. L’opera, va sottolineato, pubblicata nello scorso mese di luglio e presentata in anteprima nazionale nella libreria di Piazza U. Giordano, si è aggiudicata l’edizione 2014 del Terzo Premio internazionale di poesia “Piero Alinari” per la sezione “Raccolta inedita” ed è stata inserita nella collana “Ungarettiana” della casa editrice Sef, curata da Paolo Valesio e Alessandro Polcri. Durante la serata, infine, avranno luogo alcune letture tratte dal libro a cura dell’attrice Jelly Amar Atma.

Kevlar (Edizioni Sef – Società Editrice Fiorentina, luglio 2016)
. L’opera è un viaggio poetico-narrativo che parte dalla terra natia dell’autore, La Capitanata, fino ad arrivare in Catalogna, sua seconda terra adottiva. La raccolta è infatti divisa in due sezioni, “Capitanata e altre poesie” e “L’oppio di Barna”. I testi che attraversano il libro hanno una peculiarità binaria, dove ogni componimento contiene una “poesia nella poesia” rimpallando, tra margine destro e sinistro, uno scritto in corsivo e uno in tondo, come a creare un vortice poetico tra la vita e la morte, tra il sogno e il reale. Il libro è impreziosito da due accurate note critiche da parte degli autori spagnoli Vicenç Llorca i Berrocal e Martín López-Vega, rispettivamente nella prefazione e nella postfazione. Da quest’ultima, pertanto, vale la pena riportare un estratto in grado di significare l’esperienza poetica dell’autore: Bux crea dapprima uno spazio nuovo, che non esisteva, per poi sovrapporlo a una città reale, come in quei libri turistici dove mediante la carta velina disegnata si può vedere come erano fatti i monumenti dei quali ora non restano che rovine. La poesia di Bux aggiunge così una dimensione alla realtà che in questo caso non è ricostruzione, bensì ricreazione.

Antonio Bux. Nato a Foggia, per anni a Barcellona, ha pubblicato vari volumi, sia in Italia (tra i quali Trilogia dello zero, Sistemi di disordine quotidiano, Un luogo neutrale) che in Argentina (23 – fragmentos de alguien, El hombre comido). È presente in importanti antologie (come In-Verse 2014-2015: Italian poets in translation), riviste (come Poesia, Italian Poetry Review, L’Ulisse, La Manzana Poética) e lit-blog (come Vallejo&Co., Poesia 2.0, Nazione Indiana, Poesia.blog.rainews.it) sia italiani che internazionali, dato che suoi scritti sono stati tradotti in varie lingue. Suoi lavori sono stati inoltre recensiti su giornali come Corriere della Sera e L’Unità. Ha tradotto Finestre su nessuna parte di Javier Vicedo Alós (Roma, 2015), più vari testi scelti di autori ispanici tra i quali Leopoldo María Panero. È risultato finalista e vincitore di alcuni premi, tra i quali il premio Lorenzo Montano, il premio Città di Minturnae, il premio Piero Alinari e il premio Iris di Firenze. Dirige il blog Disgrafie (anto-niobux.wordpress.com) e, per le Marco Saya Edizioni di Milano, due collane di poesia e prosa.

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