Foggia. L’hanno definito “vergognoso, un ritorno al Medioevo, cavolate da 1800”. Hanno chiamato in causa le donne: “Dove sono quelle ‘emancipate’ della nostra città? E’ un’iniziativa da boicottare”. Si tratta di un campo scuola per bambine di 5° elementare organizzato a San Giovanni Rotondo dall’associazione ‘Elpis’. Estate all’insegna di obiettivi e materie.“Accrescere le competenze manuali e creative, armonizzare la vita emotiva/affettiva/relazionale- si legge sul volantino- sviluppare la dimensione personale della creatività”. E fin qui niente che possa turbare. La questione che ha scatenato la reazione su facebook- tanto che il post si è fatto “virale” per numero di commenti e condivisioni- riguarda le attività per raggiungere tali obiettivi: ricamare, cucinare, sparecchiare, cucire, imparare a fare la pasta di casa….”. Un articolo su questo argomento, sulla “diseducazione di genere” è sul Corriere del Mezzogiorno nella cronaca di Bari.

La polemica in rete. Eugenio Pazienza, che vive a San Giovanni Rotondo, ricercatore, pubblica il volantino sulla sua bacheca facebook all’inizio di giugno con un commento, “femminicidio”, e scatena un pandemonio per la reazione di femministe indignate, ma anche di uomini che non apprezzano queste attività. Qualcuno cita Sara, la ragazza bruciata dal suo ex fidanzato a Roma: “Per Sara e tutte le vittime di quell’orrendo delitto chiamato femminicidio.!! Senza fine.!”. Magda Terrevoli, ex presidente della CPO della Regione Puglia, scrive: E’ talmente assurdo da sembrare falso”. Ma è vero e capita a 70 anni dalle celebrazioni per il voto alle donne, il che amplifica lo sgomento. Ancora Mariella Colombo: “Questo campo scuola avrebbe avuto senso solo se fosse stato ideato per i bambini di sesso maschile che, avendo il piacere di cucinare, ricamare, rassettare casa, pettinare le bambole e truccarle, in questo contesto avrebbero avuto l’ opportunità di crescere ed esprimersi liberamente, al pari delle loro coetanee, senza doversi sentire inadeguati, sbagliati, diversi. E la vita delle sante martiri, va studiata, per acquisire la consapevolezza che il mondo non ha bisogno né di sante, né di martiri, ma di bambini sereni, consapevoli e liberi”.

Qualcuno se la prende con il contesto del paese: “ Dove sono tutte le donne ‘emancipate’ della nostra amata città? Ipocrite, è un’iniziativa da boicottare in tutti i modi! Grazie a Gianfranco Eugenio Pazienza”!. Luisa Sebastiano dà dei consigli: “Leggo del ‘bel’ campo scuola in cui si insegna a cucinare, ricamare, apparecchiare e altre cazzate varie da 1800. Si parla tanto di parità di sessi. Piuttosto create momenti creativi tra maschietti e femminucce, insegnate il rispetto e perché no a ricamare insieme. Siate volontari che guardano al bene comune e non ad essere insegnanti di futuri femminicidi”.

Michele Placentino azzarda: Credo che le famiglie faranno a gara per portarle..almeno spero”. Risposta: “Sottovaluti la capacità di condizionamento di queste sette..”.

Rosa Merla: “Lavoriamo da 30 anni” . Ma chi è Elpis e di cosa si occupa? L’associazione opera su San Giovanni da 30 anni. Accoglie bambini con problemi familiari da tutta la Capitanata tranne il paese in cui ha sede. Lavora con il Tribunale dei minori di Bari che segnala e affida a questi volontari i ragazzi. Trenta sono gi ospiti, solo 5 sono maschietti. Il presidente è un sacerdote diocesano, 10 educatori contrattualizzati, 10 volontari e vari sostenitori. Rosa Merla, 57 anni, socia volontaria di ‘Elpis’, cade dalle nuvole di fronte a queste critiche: “Noi i nostri ragazzi non li abbiamo mai messi sul palco, siamo molto discreti sul territorio”. Ma rassettare, ricamare, cucinare: solo per bambine?: “Abbiamo chiesto aiuto ad un modulo di una scuola elementare composto da due insegnanti aprendo le nostre attività a mamme e bambine esterne. Qualche insegnante molto ideologizzata di sinistra lo ha dato in pasto al web. Devono sapere che noi abbiamo una scuola calcio femminile, che i ragazzi da noi sparecchiano e fanno attività considerate “femminili” ma allargare quest’attività anche ai maschietti per noi era un problema. Lavoriamo anche con casi gravissimi di bambine abusate, evitiamo la compresenza, la psicologa ci ha consigliato attività non complesse, manuali per aiutare nella elaborazione dei problemi”.

Certo nel novero delle possibili cose da fare ritornano certi stereotipi che si credevano superati: “Con noi collaborano anche due nonne che fanno la pasta, ragazze che studiano danza e canto, quelle attività sono state scelte per attirare le mamme con l’obiettivo di creare insieme. La manualità sviluppa una psicomotricità fine, significa sapersela cavare e oggi i bambini di manualità ne hanno poca”. La risposta delle mamme c’è stata: “Abbiamo già 15 iscrizioni anche da paesi vicini e ci siamo dovute fermare. Certe cose non ci toccano, non ce ne frega niente, quello che dicono non ci appartiene, non lo sentiamo nostro, sono quattro comunisti appesi al ’68 che non conoscono la vita e non sanno aiutare le donne. Quelli che abbiamo scelto sono solo strumenti per dialogare e stare insieme. Collaboriamo con fondazioni del nord, la Zancan Onlus di Padova è una di queste, a settembre i nostri operatori terranno un corso di formazione sell’efficacia dell’azione educativa”.

Sugli stereotipi di genere – bambole e macchinine per i giochi, tanto per fare un esempio, e sulle “missioni femminili consacrate” – replica con sdegno : “Ma ognuno gioca come cavolo vuole, io da piccola giocavo con le biglie. Ma queste che ci attaccano cosa pensano, cos’hanno? Freud si divertirebbe ad analizzare le loro espressioni”, questo in riferimento alla parola “femminicidio” usata per chi, eventualmente, un giorno saprà ricamare il punto croce. “Molte esperte del settore, anche donne di sinistra, di fronte all’ attacco non ci potevano pensare, altri si sono fatti delle risate. Questo è un piccolo vissuto, non un convegno sul tema, e da questo è scattato un meccanismo di difesa infantile, generalizzano, e non guardano la complessità, non valutano l’insieme”. La rabbia è palpabile, in ogni caso Rosa Merla esorta: “Le femministe che non ci conoscono ci vengano a trovare, vengano a conoscere i nostri 33 anni di attività sul territorio”. Ritorno al secolo passato?.

(A cura di Paola Lucino, paola.lucino@virgilio.it)

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