Manfredonia. E se fosse un altro modo di sedurre? Seduzione, una parola pericolosa, sfugge a ogni forma di regolamentazione, ma cacciarla via rende i rapporti e il mondo aridi e monotoni. Può essere gioiosa e giocosa, leggera, da maneggiare con cura. Seduzione può significare tenere aperte le porte del desiderio, dell’immaginazione, dell’attesa. Il burkini copre tutto, anche alcuni “difetti” dell’età. Non da tutte le donne accettati. Anna Magnani non voleva che le coprissero le rughe: “le ho pagate care” diceva a chi la truccava.

Avete visto le foto delle donne con il burkini che escono dall’acqua? Il corpo, pur fasciato, mostra la sinuosità e sensualità delle forme, forse più del nudo.

“Non ha niente a che fare con il velo di una volta. E’ aderente. Puoi vedere il corpo… Le donne in burkini sono molto attraenti, le guardo e dico: anch’io voglio vestirmi così”. (Azar Nafisi, scrittrice iraniana docente di letteratura angloamericana prima a Teheran e oggi nella Johns Hopkins University).

E’ l’autrice di “Leggere Lolita a Teheran“. Il racconto di un seminario, tenuto, durante il periodo degli ayatollah, nella sua casa, con le studentesse che arrivavano e si toglievano il velo e la veste e diventavano a colori. Qualcuna scuoteva anche la testa per sciogliersi i capelli, e “lentamente, ognuna di loro acquisiva una forma, un profilo… Quel soggiorno diventò il nostro rifugio, il nostro universo autonomo, una sorta di sberleffo alla realtà di volti impauriti e nascosti nei veli”. Cercava di spiegare a ragazze e ragazzi, sottoposti alla catechesi islamica, la libertà e la laicità attraverso la letteratura. I classici dell’Occidente e quelli della letteratura persiana, partendo dalla figura della “signora delle storie”, Sharazade, colei che racconta “Le mille e una notte“. Doveva morire come tante prima di lei, per la crudeltà di un sultano, che uccideva tutte le donne da lui sposate, dopo la prima notte. Sharazade ha una qualità: l’immaginazione, e prima di morire chiede di salutare la sorella piccola, che le chiede (si erano messe d’accordo su questo) di raccontare una storia. E così di storia in storia salta molte notti e finisce per raccontare per mille e una notte.

In questo capolavoro della letteratura troviamo, nonostante i veli e le coperture, stupende descrizioni del corpo femminile. Così al re Sulaiman, in cerca di una sposa, il visir dice che Allah ha provveduto: la figlia di Zahr Shah è “il massimo della perfezione, ben fatta di forme, occhio nerissimo, capelli lunghi, vita sottile, glutei pesanti; se si avvicina affascina e se volge le spalle fa morire“. Il gran visir continua: “snella ed eretta, tanto da far arrossire il ramo del salice, non c’è sole né luna che possa gareggiare col suo volto/ la sua saliva è come miele cui sia stato mescolato del vino, ma i suoi denti sono di perle”. Come sapessero tante cose di una donna tutta coperta è un mistero!

E’ la potenza dell’immaginazione e della letteratura. “Se oggi abbiamo bisogno della narrativa non è perché dobbiamo fuggire dalla realtà: è perché abbiamo bisogno di farvi ritorno con gli occhi rinnovati o, come avrebbe detto Tolstoi, ripuliti” (Azar Nafisi).

E se il burkini fosse una invenzione delle donne? Scompare la pelle, la superficie del corpo, ma se questo è il modo di far intravedere e immaginare?

Un giorno di alcuni anni fa in un’aula del Liceo scientifico di Manfredonia gli alunni avevano affisso delle immagini di donne, modelle… Scontri un po’ veri e un po’ finti tra maschi e femmine, che minacciavano di mettere anche immagini maschili. Una prof. si mostrò contrariata e disse: “e ora come la mettete con don Antonio?”. Nel cambio dell’ora guardammo le immagini e commentammo con gli studenti tra ironia, paradosso, comunque divertimento. Poi il prof. don Antonio D’Amico: “Belle, come lo sono tutte le creature della terra“. Il dialogo quotidiano, informale, semplice, leggero, apparentemente inutile… è quello che tiene vive le relazioni.

Il rapporto con il corpo femminile attraversa la cultura di ogni tempo. Anche il nostro. Ogni giorno dobbiamo sostenere discorsi sul rispetto, la violenza, i parametri stessi della bellezza. Se affrontassimo queste tematiche con la letteratura?

E il Corano? L’Islam ha conosciuto la sapienza dei mistici, dei sufi, che coltivavano la scienza dell’interiorità e leggevano il Corano oltre la lettera, per preservare la comunità da un irrigidimento della fede e da una lettura arida. Con qualcuno dialogò anche Federico II.

(A cura di Paolo Cascavilla, fonte futuriparalleli.it)

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