Rutigliano conferma la sua fama di «città aureolata». Basti pensare che qui sono nati santi «in pectore», come il venerabile Giuseppe Di Donna (Rutigliano, 1901 – Andria, 1952), missionario trinitario in Madagascar prima e vescovo di Andria poi, e il servo di Dio Francesco Di Vittorio (Rutigliano, 1882 – Maraş, 1920), missionario francescano in Armenia dove fu trucidato per la sua fede.

Ma qui hanno vissuto anche figure di elevata spiritualità, anch’esse sulla strada degli onori degli altari, come la venerabile Maria Pia della Croce (Capriglia, 1847 – San Giorgio a Cremano, 1919), fondatrice dell’ordine delle suore crocifisse adoratrici dell’Eucarestia, che spesso soggiornava nel monastero di Rutigliano in cui si conserva intatta la modesta cella e il giaciglio in pietra dove riposava.

Mentre delle tre luminose personalità citate tutto o quasi si conosce, poco o nulla invece si sa di un’altra figura sulla via della santità, legata seppur indirettamente a Rutigliano: Alma Ferrara (Avellino, 1914 – Roma, 2000).

A rendere nota la straordinaria vita di questa donna, madre e ricercatrice, è la pubblicazione recente di una agevole libretto, «Alma Ferrara – La Rondine e l’Amore del Padre» (Les Flauners edizioni, 2017), curato da Nicola Giampaolo, Postulatore accreditato alla Santa Sede al Dicastero della Congregazione delle Cause dei Santi e presso i Tribunali ecclesiastici del Vicariato di Roma e dell’Arcidiocesi di Napoli, che ha ottenuto l’incarico ufficiale di avviare il suo processo di canonizzazione.

Laica autentica animata da una grande fede, dedicò tutta la sua vita alla conoscenza e all’amore verso gli altri. Il primo fenomeno straordinario nella sua vita fu una apparizione della Madonna nel 1981. La prima “comunicazione”, invece, avvenne nel 1984 e da allora continuò a ripetersi alcune volte la settimana. Al momento dell’incontro con la Madonna, Alma si sentiva sfiorare da una carezza e, vigile, si metteva in ascolto, trascrivendo ciò che sentiva esattamente come le veniva dettato, senza semplificazioni.

Il suo legame con Rutigliano era saldo, avendo sposato un suo abitante, Francesco Sacco. La Serva di Dio trascorreva lunghi periodi in questa città, soprattutto in concomitanza con la celebre Festa del SS. Crocifisso, ospitata nella casa dei suoi parenti, la famiglia di Marcello Cardascia. Ecco perché la notizia dell’avvio del suo processo di canonizzazione ha suscitato tanta gioia nella comunità di Rutigliano che di lei serba un indelebile ricordo di santità.

 

Gianni Capotorto

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