Bari – Concluse oggi le celebrazioni per il centenario della nascita di Aldo Moro: presso la Presidenza del Consiglio Regionale della Puglia un seminario ha affrontato il tema: ‘La tragedia di Aldo Moro. Quale verità?

Dopo l’introduzione del Presidente del Consiglio Regionale Mario Loizzo, sono intervenuti l’On. Gero Grassi e il senatore Giovanni Pellegrino, il primo Componente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, il secondo già Presidente della Commissione d’Inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle stragi.

“Abbiamo deciso di completare il ricordo di Moro – ha introdotto Loizzo – parlando dei tanti misteri e reticenze che ancora circondano i fatti di via Fani e mettendo a confronto due personalità autorevoli che alla ricerca sulla tragedia e sulle trame oscure continuano a dedicare un impegno ammirevole e nello stesso tempo utile nel percorso verso la verità”.

Un’iniziativa “coraggiosa”, quella del parlamento pugliese, secondo l’onorevole Grassi, perché “è importante discutere dell’uccisione di Moro in una sede istituzionale qual è il Consiglio regionale della Puglia. In una realtà distonica come quella italiana è una scelta forte parlare del mistero Moro, mentre si preferisce parlare solo del pensiero di Moro”.

Il sen. Pellegrino si è soffermato, invece, sullo scenario storico-politico, che rende pienamente idea della “tragicità della situazione italiana dell’epoca”.

Si chiude così l’anno di celebrazioni in ricordo dell’illustre politico, accademico e giurista pugliese, nato a Maglie nel 1916, due volte presidente del Consiglio dei Ministri, ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio del 1978, del quale è anche in corso la causa di beatificazione.

Da Mattarella descritto come ‘l’uomo della mediazione’, che ha attuato nelle tre tappe più importanti della sua vita politica – il momento del centrismo, quello del centro-sinistra, quello, infine, della solidarietà nazionale – ‘ha cercato di mettere insieme il mondo cattolico e il mondo del lavoro, con l’obiettivo di allargare la platea dei beneficiari della redistribuzione dell’economia’. [P. Panzarino]

Procede, intanto, anche la raccolta delle testimonianze di chi ha conosciuto Moro dal vivo, finalizzata alla causa di beatificazione, come ha dichiarato in una recente intervista al TGR Puglia il postulatore della Santa Sede dott. Nicola Giampaolo, che si sta occupando dell’istruttoria. Un filo conduttore che potrebbe partire, secondo le sue parole, dall’assassinio Moro, per legarsi alla scomparsa di Emanuela Orlandi e all’attentato a Giovanni Paolo II. Perché sia riconosciuta la santità dello statista pugliese, tuttavia, sarà importante che venga dimostrato che il suo assassinio sia avvenuto ‘in odium fidei’, dunque che Moro sia morto da martire.

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