9 minuti e 1/2 con Michele Riondino

Intervista lampo al teatro Lucio Dalla di Manfredonia, dove ha recitato in Euridice e Orfeo. Foto: http://www.primissima.it/

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Nato a Taranto, da una famiglia certamente non di attori, Michele Riondino è uno di quelli che ce l’ha fatta.

A Taranto, ancora giovanissimo, fonda ‘La setta dei poeti estinti’ e impara a suonare la chitarra, ma ha un sogno nel cuore, quello di diventare un attore.

E infatti attore diventa: tra le fortune di nascere a Taranto, “città che non va di moda” come lui stesso dice, c’è quella di godere della presenza di una delle compagnie teatrali più impegnate e note del sud, e non solo, il Crest, a cui Riondino si avvicina frequentando laboratori.

La svolta formativa arriva però a Roma, dove si iscrive all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, uscendone con una qualifica tra le più apprezzate e ricercate tra gli attori italiani.

È quindi la volta del successo: televisione, cinema e anche tanto teatro lo vedono impegnato in ruoli diversissimi.

Diretto spesso da registi di indubbia maestria (Martone nel Giovane Favoloso, solo per fare un esempio) o affiancato da scrittori brillantemente popolari (Camilleri) l’attore è libero di spaziare da personaggi sofisticati e intellettuali ad altri decisamente più forti e impegnati (come quello di Alessio in Acciaio). Noto in maniera particolare per alcune produzioni tra cui “Il passato è una terra straniera”, arriva però ad attrarre un pubblico trasversale interpretando il Giovane Montalbano, in cui fa i conti del confronto con Zingaretti. A salvarlo dal massacro della critica riescono la diversità dei due prodotti e un approccio molto diverso al personaggio.

Una caratterizzazione non sempre versatile ma sicuramente di punta contribuisce presto a fare di lui stesso un personaggio, con attorno un’aura di stereotipo che la storia deciderà se è il caso di sfatare. La storia, come del resto il suo impegno.

E infatti impegnatissimo si mostra a Manfredonia, nello spettacolo “Euridice e Orfeo”, nell’interpretare, in un lungo dialogo assieme a Federica Fracassi, il testo di Valeria Parrella. Pochi del pubblico, forse a ragione forse no, sembrano aver compreso il lavoro della regia di Iodice nel trasformare in dialoghi monocordi e caratterizzati da una certa fissità interpretativa il senso evocativo originario, lasciato solo alle parole e al testo. Insomma, al canto greco e a quel che ne resta nella nostra cultura.

Con diversi progetti in attivo, tra cui un programma radiofonico, e chissà quali altri in testa, figlio non d’arte ma dell’arte di sopravvivere in Puglia, Michele Riondino è uno di quelli che ce l’ha fatta.

Anche se poi come ci si riesca, a farcela, non ce lo dice…

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Architetto, sbarcata a Manfredonia due anni fa, ho studiato a Roma e Praga e lavorato e vissuto a Parigi per qualche anno. Dopo un corso di formazione in una casa editrice di Bari, al momento mi occupo di giornalismo: curo in particolare la sezione culturale di Stato Donna, ma collaboro anche con altre testate, tra cui Stato Quotidiano.

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