Ciao Fabo, hai lottato per la libertà di tutti noi, e finalmente anche tu sei libero. Non ti dimenticheremo. #FaboLibero #LiberiDiScegliere #LiberiFinoAllaFine“. A dare la notizia è Marco Cappato sul suo profilo Facebook. Nella struttura svizzera dove Fabiano è morto ci sono la mamma, la fidanzata e alcuni amici.

Cappato, domani andrò ad autodenunciarmi – “Al mio rientro in Italia, nella giornata di domani, andrò ad autodenunciarmi, dando conto dei miei atti e assumendomene tutte le responsabilità”. Lo ha detto Marco Cappato all’ANSA. Il reato che si configurerebbe sarebbe quello di ‘aiuto al suicidio’, ha detto. Cappato, dell’Associazione Luca Coscioni, ha accompagnato Dj Fabo in Svizzera per ottenere il suicidio assistito in una clinica specializzata. (ANSA)

(http://www.huffingtonpost.it). In seguito ad un grave incidente stradale Dj Fabo era un uomo di 39 anni cieco e tetraplegico. Dopo anni di terapie senza esito, ha maturato la precisa consapevolezza di voler porre fine a una quotidianità che non chiama più vita. Fabo, come riporta il Corriere della Sera, si è rivolto all’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica che si batte per le libertà civili dall’inizio alla fine della vita. L’associazione aiutò il proprio Presidente Piergiorgio Welby a ottenere aiuto medico a morire nel rispetto della Costituzione, e nel 2013 ha depositato in Parlamento la proposta di legge Eutanasia Legale.

EUTANASIA, MANCA (DIT): LEGGE FINE-VITA, FACCIAMO DECIDERE AGLI ITALIANI E NON ALLA POLITICA. Dichiarazione del vice presidente Commissione Sanità e consigliere regionale Direzione Italia, Luigi Manca.

La morte merita rispetto, specie quando siamo di fronte a un suicidio assistito. Proprio perché la scelta del dj Fabo porta con sé un fardello di dolore e angoscia che non possono essere alla mercé di una disputa politica, con lo scopo di ottenere un attimo di visibilità o scagliarsi contro l’avversario.

La scelta del giovane di andare in Svizzera a lasciarsi morire ci obbliga a una riflessione: chi decide se è giusto o meno che ci debba essere una legge “fine vita”? E che senso ha vietarla in Italia se poi basta fare poche centinaia di chilometri per andare in un Paese che ti consente di farlo? Domande che impongo una riflessione a 360 gradi e può essere delegata solo a politici, per cui se c’è una determinata maggioranza la legge si fa mentre se ne esiste un’altra non si fa.

E allora mi chiedo e propongo non sarebbe più opportuno che su un tema così importante, che tocca la sfera privata e incide sulla pelle di chi è bloccato in un letto, siano i cittadini a esprimersi, magari con un referendum, se sono favorevoli o meno?

Sia nel caso del Divorzio che dell’Aborto sono stati gli italiani con la loro saggezza a definire un nuovo percorso legislativo. Forse è il caso di far decidere di nuovo a loro.

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