Foggia. “Siamo tutti colpevoli di non lottare abbastanza”. Nelle parole di Agostino De Paolis, all’epoca dei fatti Capo della Squadra Mobile di Foggia, la sintesi del riscatto sociale di un territorio che ha nella data del 6 novembre 1992 un momento di svolta cruciale. L’omicidio di Giovanni Panunzio, l’imprenditore edile che si ribellò alla condiscendenza mafiosa, è al centro del libro dal titolo 6 novembre 1992 – Il coraggio di un uomo (edizioni la meridiana, 2016), della giornalista Michela Magnifico, protagonista giovedì 15 dicembre, alle ore 18.30, nello spazio live della libreria Ubik di Foggia. A dialogare con l’autrice, ci saranno il Sostituto Procuratore della Procura di Foggia, Vincenzo Bafundi, e l’avvocato Ida di Masso, presidente del comitato pari opportunità dell’ordine forense. Sarà presente l’associazione “Giovanni Panunzio Eguaglianza Legalità e Diritti” con la sua vice presidente Giovanna Belluna, nuora dell’imprenditore, chiamata a portare la sua esperienza sul tema della legalità. Nel corso della presentazione, gli attori del Cut eseguiranno alcune letture tratte dal libro di Michela Magnifico.

6 novembre 1992. Il coraggio di un uomo (edizioni la meridiana, novembre 2016; pagine 146). Una data può segnare una fine, una svolta, un nuovo inizio. La data del 6 novembre del 1992 rappresenta per la città di Foggia tutto questo insieme. La fine è quella della vita di Giovanni Panunzio, l’imprenditore edile che non si era limitato a dire no al pizzo, ma da subito aveva reso pubblico il suo rifiuto rompendo lo schema che vedeva l’imprenditoria del mattone nella Capitanata sotto scacco della mafia. Un sistema solido e perverso, condizione necessaria per costruire a Foggia. La mafia controllava e assicurava. Panunzio sceglie di farsi proteggere dallo Stato. Denuncia. Collabora. Per questo deve morire ammazzato. E muore. L’omicidio Panunzio è stato un punto di svolta per polizia e magistratura, la conferma che la mafia foggiana esisteva e che i primi segnali risalivano a un decennio prima. Una mafia che, per scelta, aveva tenuto, fino all’assassinio dell’imprenditore, un profilo basso, tessendo tutta una serie di legami con la parte sana della società civile. La stessa che non si era mai ribellata al potere mafioso, che non aveva mai creato uno spartiacque preciso tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Il salto di scala fatto dalla mafia negli anni, con l’omicidio Panunzio diviene manifesto. Come anche diviene manifesto che qualcosa di sano è possibile nella società civile.

Panunzio, imprenditore sano viene ucciso e Mario Nero, cittadino che per caso assiste alla fuga dell’assassino, racconta ciò che ha visto divenendo testimone di giustizia. Per questo il 6 novembre del 1992 è una data che segna un nuovo inizio ancora possibile per Foggia. Grazie alla testimonianza di Mario Nero, il processo viene non solo celebrato ma anche concluso arrivando a condanne definitive. La fine di Giovanni è l’inizio anche di una costante, attiva, continua testimonianza della famiglia e di quanti intorno a lei hanno fatto del no alla mafia di Giovanni la ragione per immaginare una città diversa che parla e non tace, che spezza catene di omertà e disegna legami con la società civile sana. Che anche a Foggia c’è e ha bisogno di riconoscersi e ritrovarsi. Vent’anni dopo ricordare con un libro Giovanni è non rendere vano il coraggio di un uomo. E ripartire ancora.

Redazione Stato Quotidiano.it

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